I treni vanno a ballare nei musei a pagamento

prepare for landing - di Ault

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Le vacanze sembrano ancora lontane. Appena arriveranno saranno già alle spalle, come tutti i presenti, tutti i presenti della nostra vita che diventano passati prima di sbattere le palpebre. Gli eventi sbattono sui nostri scogli, si schiantano come fulmini senza patria sugli oggetti che delimitano il nostro orizzonte.

Le vacanze paiono lontane. Le sento arrivare ma non so come andare a prenderle. Un tempo incomprensibile. Pioggia di notte da non farci dormire. E giorni di promesse, di cantieri roventi, di asfalti posati e di residence nuovi di zecca per i capi di stato. Compagnie di assicurazione che risarciranno i francesi dei giorni di sole mancati. I treni, gli aerei, i mezzi di trasporto, di locomozione, i mezzi che permettono di partire, di arrivare.

Scommettere. Come il superbowl. Come il lotto, numero star e tanti saluti e grazie. Non so quante caselle annerire, quanti numeri. Ti guardano come fossi sceso da marte.

Non si vince se non si gioca. Non si gioca se non si vince. Non si vince. Soddisfatti o rimborsati. Scommettere sull’arrivo, sul buon esito, sul numero di singhiozzi consecutivi. Scommettere sugli anni di vita del proprio cane. Scommettere sul numero di centimetri di pioggia caduti, sulle stelle che si contano in una notte intera, sui passi che ci separano dalla meta, sull’uscita dalla crisi, sui chilometri con un litro, sui giorni dall’apocalisse. E poi si va alla cassa, con lo scontrino. Un premio qualunque, purchè questa appaia come la nostra giornata.

Prego, gratti pure lei.

(E.)

p.s. per la musica cliccate qui
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D’ici à un mois

Le forze russe sono pronte a lasciare la Georgia entro un mese.
Barak fa una gaffe da almeno sei punti di gradimento.
La borsa di Tokyo sbadiglia. Risponde uno squillo di tromba.
Ci sono gocce che scavano in poco tempo, ci sono riti che si celebrano tutti i giorni, ci sono parole che non si pronunciano mai.
C’è il solito profumo che si sente tutte le mattine che si posiziona in quel punto esatto del tragitto e della testa che non ci si chiede nemmeno che profumo sia.
Oggi l’ho atteso, ritrovato e definito.
È odore di matita. Quando si tempera e il legno e la grafite rilasciano quell’odore che riporta all’infanzia.
Di questo sanno le edere che scendono giù dal piccolo arco che attraverso tutti i giorni.
Ma da qui ad un mese mi sarò dimenticata.
Come da qui ad un mese le promesse di oggi saranno svanite.
(E.)

la foto è di kendertanit – onde di matita, sotto la foto “In Italia” – Fabri Fibra feat. Gianna Nannini
Published in: on settembre 9, 2008 at 9:18 am  Comments (21)  
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