Sweating inside

la foto è mia, il titolo di un amico

la foto è mia, il titolo di un amico

Scorre il mondo, scorre fra queste mani colorate dal sole. Scorre e non riesco ad afferrarlo. Lo inseguo sugli scaffali di una libreria, lo vedo camminare di fianco a me quando alzo gli occhi e vedo una bicicletta su un balcone e persiane verdi abbassate a proteggersi dalla calura. Lascia le cose a raccontarlo e mi lascia i suoi segni da raccogliere per trovarne il senso. E dalla finestra, quando cala la sera, mentre le fronde degli alberi si muovono quasi in danza, lo cerco fra le cose intorno e annuso il suo profumo. Di bucato fresco, di fumo inspirato in pace, di vino agrumato e di solletico di narici. Lo immagino quel mondo. Dipinto su occhi sconosciuti e su mani che si formeranno, su opere d’ingegno che utilizzerò, su pareti di edifici, su labbra silenziose. Un mondo di cose che non saranno, forse, di cose che potrebbero essere, di sogni fermi ad aspettare, di desideri muti e di porte rimaste chiuse, che a volte si aprono, quando non sanno che non le apriresti mai. E lo lascio scorrere, perché, non sapendo, scorra anche dentro di me. E mi lasci scorrere con lui. Voce e parole. E mani e piedi. E corpo e pensiero. (E.)

Published in: on agosto 29, 2009 at 10:23 pm  Comments (7)  
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Deriva genetica

Sono un braccio solo rubato all’umanismo. Non come movimento politico. Che mi sono fatta due risate quando l’ho visto in tivvù. Il partito umanista. Pfui. Umanismo nel senso etico, non politico. Ma anche canismo, gattismo, a patto che non si esageri considerando i nostri animali domestici come soggetti di diritto. Ecco. Mi sento male quando sento parlare certe persone che si dicono animaliste. Torno nei binari. Umanista intendo di formazione. Eppure l’altro braccio è sempre stato ancorato alla scienza. Non che non siano conciliabili, se fossi tuttavia una contraddizione non mi stupirei.  Conciliabili se non altro per via del fatto che l’umanismo ai suoi albori, quello panteista per esempio, portò lentamente all’assurgere della scienza come metodo, come strumento. Torno a terra. Formazione umanistica quindi, con abilità scientifiche sopite. Così poco femminili, dicevano. Spesso convinta anche d’essere stata catapultata per caso in questo tempo e in questo posto. Sempre cercato di andare a cercare altro posto più consono, anche, ma nessun posto ho scoperto potesse vestirmi del tutto. In tutto questo caos di intrecci inutili, ne esco subito dicendo che la mia in piccolo è una deriva genetica. Espressione della deriva genetica globale. Deriva nel senso di casualità ma non solo. Nel senso di degenerazione anche. A caso come fogli sparsi, modifichiamo il nostro ordine e le nostre cellule. Affrontando casualmente ma con successo le leggi della sopravvivenza. Quando ci stupiamo degli esemplari derivati da questa centrifuga, prendiamocela con la variazione della frequenza dei geni dovuta al caso. Con una importanza enorme dei flussi migratori, della scelta del partner e del candidato premier.

(E.)

Published in: on luglio 13, 2009 at 10:55 am  Comments (5)  
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A nuoto

schwimmhausboot

Schwimmhausboot, Flo Florian and Sascha Akkermann
Ecologico. Come se fosse un nuovo credo, una chiesa nuova, con adepti e con eletti. Scuole di pensiero. Letame e smaltimento.
La bontà si misura in gradi di ecologia. E se targhi tutto con l’ecologia puoi sporcare il mondo.
Il non detto, le cose taciute, manipolate, nascoste. A domanda risposta, circoscritta ed equivoca. Mai dire troppo, inutile spiegare tutto. Tanto i ladri sono tali solo se vengono scoperti. E spesso non vogliamo vedere.
Necessitiamo di credere, ci inventiamo filosofie nuove, ci convertiamo. Perché crediamo qualcuno prima o poi ci risponda. E invece in un parcheggio ci poniamo una domanda e la risposta viene subito, senza bisogno di rivolgerci alla divinità. Ci risponde il mondo, solo se sappiamo osservarlo. Solo se non gli passiamo di fianco distratti, ma proviamo ad ascoltarlo e ad ascoltare tutti i pesci che ci nuotano dentro.
Vorrei vivere altrove. Vorrei andare a nuoto a casa, superare il luogo comune che si attacca all’asfalto, prendere una bici e volare via. Mettere le pinne e il boccaglio e attutire sott’acqua i rumori di questi martelli pneumatici. Inutili. Che non costruiscono niente, che confondono.
Troverei la mia casa galleggiante, non una palafitta, ma una tana acquatica. Il design per una volta non messo a caso, ma utile, necessario.
Uscirei da questo cubo di latta dentro al quale lavoro e andrei lungo il fiume Hunte, a Oldenburg, una cittadina della Bassa Sassonia. Lì troverei un giardino sul tetto di una casa barca, un luogo più umano di tanti altri. Dai vetri il fiume e i raggi del sole a disegnare le creste delle onde.
Il fiume. La speranza porti via tutto e lo nasconda per sempre alla vista.
E ci restituisca un mondo nuovo, tutti i giorni, con acqua nuova e energie rinnovate.
Che non bastano le rinnovabili se non ci sono le energie.
Servono le energie.
Che non costino. Perché non paghiamo i nostri muscoli per muoversi.
E quindi scarpe buone e camminare.
O pinne. A nuoto.
Che servono solo polmoni. E un panorama che ti aspetti, per ripagarti.
Per curarti.
(E.)