Jupiter crash

mix di commons (Elspeth and Evan)

Ci sono altalene di pensieri che possono fare meglio di una carezza, di un sorriso, di un bacio di Ospedaletti incartato nel cellophane.

Quando anche Giove vacilla e si sfalda come polvere, quando il silenzio sarebbe la migliore cura per ogni cosa, mancata, sperata, dannata. Ecco allora in quel momento arriva una mano a prenderti e trascinarti via.
Prende un lato del maglioncino, su cui si posa il riflesso del sole che filtra dalle veneziane e vola.
Come morire dimenticati.
Sotto macerie o dentro a un pozzo.
Spegnere il cielo e sfidare il buio.

Ho smesso di scrivere. Il tempo ha ingoiato le mie parole inutili, quelle che non producono danaro o che non sono necessarie a salire sull’autobus, a chiedere un caffè, a fare reclamo con la compagnia telefonica.
L’inutilità in effetti si è impadronita della mia vita. Ho come l’impressione che tutto questo affannarsi quotidiano non abbia senso alcuno. Danzare sarebbe meglio, non guardare il proprio volto sfiorire sarebbe meglio, viaggiare sarebbe meglio, non sentire più la propria voce seria sarebbe meglio.
E ho smesso. Un giorno, senza preavviso ho smesso.
Che si taglia in questi anni, si tagliano i servizi, mi hanno appena tagliato l’autobus che mi porta al lavoro. Senza preavviso, da lunedì.
E io ho tagliato.

Ho spento il cielo.
(E.)

Published in: on marzo 25, 2011 at 2:19 pm  Comments (12)  
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