Tempi di posa

Ci sono istanti che paiono interminabili strazi.
Come il tempo di posa del balsamo sotto la doccia.
Che durano un mattone di tempo e invece si vorrebbe una finestra per volare via.
Ci sono attimi che volti lo sguardo per poi riposarlo e sono passati anni.
Senza nemmeno una fotografia.
Come tempi muti e senza volto, come tramonti senza che nessuno possa salutare.
Chi parte e chi va.
Io resto, almeno così pare, resto che pare non ci sia nemmeno per quanto faccio piano.
Ho chiesto al tempo di essere benevolo, mi ha risposto che l’unica cosa che può darmi è altra pazienza di starmi a guardare.
Tanto non lo trovo. Si è nascosto bene.
Mi hanno portato via tutto, questo posso dirlo.
L’ironia non tutta.
E con quella mi metto in posa, vediamo se lì il tempo viene nel suo profilo migliore.
(E.)

Paris, dimanche

the photo is mine

Un tramonto come un altro. Tinto di arancio in fondo. Il vento sparpaglia le cose senza senso. Capelli, emicranie, foglie dimenticate, colori, belle ragazze, fontane intirizzite dal freddo, una musica sottile che accompagna la vista delle case sotto ad un cielo che ha ospitato il sole e sa che può farlo ancora. Il cielo di una domenica da cartolina, di lunghe passeggiate come se il tempo avesse smesso di passare e fosse rimasto lì ad osservare. Cercare una meta al di là del Ponte George V, dietro ad alberi nudi e di bandiere stese a sventolare, in un tripudio di rumori a ricordare che anche se tutto corre lì sotto qui c’e` qualcuno che sa aspettare. E persone e volti e ancora strada, di tassisti con l’auricolare, di giacconi pesanti e di bistrots sempre troppo pieni. Di odori mescolati, di africa e di occidente. Arrivare a Chatelet e non sapere il proprio nome, ricordare flebile che la mente tutto può e non è ancora il tramonto, c’è ancora tanto da vivere. Torno a casa. Un po’ più sola e fredda, con le tasche vuote e le dita che stringono un trolley azzurro, confusa dalla fretta e dal rumore. In un cerchio immaginario, con il freddo fuori e il caldo dentro, con il passato recente negli occhi e la voglia di chiuderli per non perdere nulla. Come si fa con le scatole che conservano i nostri ricordi.

(E.)

Published in: on gennaio 18, 2010 at 3:22 pm  Comments (16)  
Tags: , , , , ,

Altrove

Le trasmissioni religiose nei prossimi giorni trasmesse da France 2 saranno accompagnate dal logo della campagna della lotta contro l’AIDS.
Quando i francesi decidono di manifestare si ferma il paese.
Non esistono più le mezze stagioni.
Siamo sempre meglio noi.
Lo scrittore Frédéric Beigbeder non ama più scrivere su facebook, non ama più le relazioni virtuali, chiuderà il suo spazio, esprimendo la deriva intellettuale del virtuale e non solo quella intellettuale.
Molti di voi si chiederanno chi è Beigbeder. Direi che è un simpatico nichilista edonista. Un sobillatore, un pioniere, un matto, un cartone del latte.
Ma in un mondo di cartoni di latte, più o meno scaduti, più o meno avvelenati.
In un furgone pieno di orci d’ olio, l’uno che sfrega sull’altro.
In un luogo comune su cui si scivola.
In un pianeta di governanti sorridenti e di talk shows, ogni tanto tocca sperare di essere spediti altrove.
(E.)