Il compleanno dell’Imperatore

Lake Tōya - photo by Ming-chun Kao

Ci sono giorni in cui quando esce il sole pare davvero sia in grado di curare tutti i mali. Di pulire il mondo dalle brutture, di cancellare il natale per chi non lo vuole e di darlo a chi lo cerca. Mi ritrovo sotto ad un albero vero con gli aghi conficcati nel maglione a sette anni. Con due babbucce ai piedi e calze di lana bucate sulle ginocchia. A montare le luci e le palline, di corsa prima dell’ora di cena. Sottane viste dal basso, le sottane degli anni sessanta nel millenovecentottanta, con due stivali a controllare tutto, che nessuno si faccia male, si fulmini con il filo. E cotto a terra, lucido, una cassapanca di legno del seicento di lato, piena di buchi, un ingresso visto dal basso, che pareva enorme. L’attesa era carica, ci sarebbero stati papa` e mamma, che in una stessa stanza non li ricordavo più e non ci sarebbero più stati a natale, e natale non sarebbe stato più. E adesso il natale è solo dormire un po’ di più quel mattino e cucinare a cena i calamari ripieni e sperare che l’anno che viene possa portare qualche viaggio, qualche buon libro, qualche mattina stretti sotto le coperte, un paio di buone foto e tanta pazienza. E oggi in Giappone è festa nazionale. L’imperatore fa il compleanno e stanno tutti a casa, senza scarpe, molli, stanno a casa e gioiscono del piacere effimero di festeggiare un cesare del duemila, un Akihito che ha chiamato il suo regno Heisei. Il regno della pace imminente. Che imminente sia. Ecco, questo mi auguro, nel giorno del compleanno dell’ultimo imperatore.

(E.)

No talking ‘bout the rain, no more

Ci torno sempre.
Quando ho bisogno di trovare un posto che raccolga tutti i miei pensieri e che non me li restituisca, quando cerco un luogo onesto che non faccia nulla per piacere.
Torno nel bar sotto al mare.
Un posto in cui il tempo pare non sia mai passato. Le stesse mani, le stesse gambe intrecciate, i sapori nitidi della giovinezza, che torna a sedersi al tavolo accanto, come se non se ne fosse mai andata.
E riporta il profumo di zagara, si specchia coi capelli lunghi e gli scarponi sempre troppo grandi, percorre strade sconosciute e disegna dall’alto i campi come fossero figure geometriche.
Una giovinezza che dura il tempo delle immagini di una canzone o di un paio.
Che pare abbia ripreso forza, che debba restare lì e non andarsene lasciando il conto da pagare.
Il bar c’è sempre.
E la musica pare sia fatta per questo.
Che non ti accorgi, ma quando vuoi puoi tornare lì.
E svegliarti, ancora, in una mattina qualunque, a vent’anni.
(E.)

Svogliata carezza

cartier bresson

cartier bresson

Si vive di passioni.
Scavano tunnel come formiche laboriose, curano mali inconsapevoli, salvano dalla noia e dalla disperazione.
Non lo sanno ma portano per mano. Sbarrano la strada. Spaventano.
Le passioni.
E se non le stiamo ad ascoltare bussano alla nostra porta, insistenti.
E se non apriamo restano sulla soglia, in attesa, pazienti.
Tocca ricordarsene quando ci si sente soli. Quando il mondo pare un buco nero che tutto ingoia e che il sole non riesce ad attraversare.
Tocca tenerlo a mente e afferrarle con volonta` e determinazione.
L’amore che strappa i capelli, il silenzio di una foto assordante, le pagine scritte di getto, colori spalmati su un pezzo di tela.
Le passioni. Che salvano. Che aspettano.
(E.)

Remedios

la foto è di agnes geirdal, sotto la foto la voce di violeta parra

Non sopporto le ingiustizie.
Ne ingoio un paio tutti i giorni.
Come una pastiglia.
Come fa il mare quando si infila nelle fessure degli scogli e le pulisce, portando via con sé tutto ciò che incontra. Buono e cattivo.
Speranza e consolazione, sotto la nostra storia. Con acqua che schiaffeggia e profumo di silenzio.
Come profuma il silenzio?
Sa delle cose che amiamo di più. È una tentazione, un rimedio.
Per alcuni sa di orchidea, per altri di pane fresco.
Le ingiustizie si consumano nel silenzio. Spesso.
E il silenzio le amplifica, le affoga, le strozza.
Le inebria stordendole.
E le ingoiamo. Distratti. Come per cancellarle.
(E.)

Published in: on ottobre 2, 2008 at 10:13 am  Comments (19)  
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