Gentile Cliente

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Carte fedeltà, profumerie, supermercati. Le nostre tasche, i portafogli ci dicono chi siamo. Noi spesso ce lo dimentichiamo o quando sentiamo qualcuno che ce lo dice è uno schiaffo e proviamo a difenderci.
Tempus fugit. Ma guarisce, pare, per me è sempre stato così, almeno.
Ferite grandi e piccole.
Quelle grandi le lascia sanguinare in pace, le lascia comporsi da sole, faranno male un po’ ma prima o poi diventerà un tutt’uno con il respirare, il muovere le palpebre, sarà il prezzo da pagare, uno degli acciacchi della vecchiaia.
Quelle piccole le rimargina come meglio possa fare, alcune sono bastardissime, i tagli fatti con la carta per esempio, stanno lì per settimane a ricordarti che ogni giorno è come una pesca miracolosa e i pesci non vengono a galla, tocca cercarli e ci si punge, ci si lacera.
Ma vuoi mettere l’attesa della guarigione?
Il tempo vissuto annusando l’aria con il naso libero?
Vuoi mettere quando tutto questo passerà e ci ricorderemo solo degli anni nel mezzo, sbiaditi, come carta di giornale ad incartare le palle di natale da mettere in soffitta.
Solo la visione della nuova vita davanti, dietro le nuvole e dietro le veneziane blu di questi cubi che ci ingoiano tutti i giorni, ci basta. Ce la facciamo bastare.
E la sera, guardiamo le stesse piastrelle della stessa cucina, in venti minuti di ipnosi fra il prima e il dopo, che sono sempre gli stessi.
E in quei venti minuti ci accorgiamo d’esserci persi.
In mezzo ai piatti sporchi sul tavolo e al tempo che abbiamo lasciato ci portassero via.
Per comodità, per abitudine, per codardia, per stupidità.

Inserire il codice per perfezionare l’acquisto.
Il tempo va via come il pane.

(E.)

(la foto e` di Rosa Pomar, un distributore farlocco a Lisbona)

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Published in: on gennaio 23, 2009 at 11:14 am  Comments (9)  
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Lo giuro!

“Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee…” che la Panacea è la cura per tutti i mali e Apelle è figlio di Apollo.
La formula di oggi parla di solidarietà umana, responsabilità e impegno scientifico, cura con uguale scrupolo, assistenza d’urgenza e frasi di questa entità. Fantascienza.
Non credo nella filantropia, e come ha detto un vecchio medico adesso i “giovani” pensano alle barche e ai viaggi più che a curare e ad essere utili ai propri pazienti. Da missione si è passati a considerare la professione come una mucca da mungere, come un lavoro parificato al notaio, al commercialista, all’ingegnere.
I ricordi di bambina riportano alla mente il dottore, col vocione e la stretta di mano forte e rassicurante, che entra nella stanza da letto mentre stenti a tenere gli occhi aperti ed eccolo magicamente fare la diagnosi e dire agli adulti presenti cosa fare e per quanto tempo.
Adesso i medici di base (così li hanno chiamati, per costruire le fondamenta e con l’intento di lasciare a loro il compito di prime diagnosi orientative verso i medici specialisti) ti danno il numero di cellulare per le emergenze, credo scientemente lo diano a chi a naso non li disturberà mai se non in casi rari, e se va bene ricevono a giorni alterni mattina e pomeriggio, che devi prendere il permesso per farti segnare la pillola, una volta ogni due mesi, e per i disturbi per cui sarebbe necessario consultarli il più delle volte preferisci non andarci, rimandando a casi che reputi davvero degni di nota.
Code interminabili nei loro studi. Vecchietti che pare abbiano trascorso metà della loro vecchiaia lì dentro, che hanno assunto la forma delle poltrone e nonostante tutto borbottano chi rigirando il cappello fra le dita, chi smaniando con occhiatacce intorno.
Appuntamenti da prendere quindici giorni prima, perchè, si sa!, già non ci vai mai, poi quella volta che ci vai vorrai programmarti il malanno per quel giorno e quella ora così, fra le 17.20 e le 17.45? E sono le 19.30 e sei ancora lì ad attendere che dicano il tuo nome?
Ecco… “giuro di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza…”, ma nel caso in cui il paziente non abbia l’appuntamento, muoia Sansone e tutti i Filistei!
Ieri sera ho piantato in tronco il mio medico di base, lo chiamavo medico di famiglia, perchè un giorno era una sorta di confessore laico, di depositario dei malanni, dei problemi, delle beghe familiari e in lui, nella sua figura, trovavi spesso risposte chiare senza pregiudizi e frasi consolanti come “beh molti alla tua età per molto meno sono morti di overdose”, che a ripensarci a suo tempo davano forza, perchè avevi 17 anni, adesso fanno sorridere e ti fanno pensare che i nostri zii lo chiamavano medico della mutua e io penso a Guido Tersilli, primario di Villa Celeste e amaramente mi rintano nella consapevolezza che anche per gli zii l’argomento era pungente.
E mentre sei in coda e ti convinci che uscirai lasciandolo lì quando sarà arrivato il tuo turno per vedere che faccia fa e non metterai più piede nel suo studio nemmeno se fossi colpita immantinente, all’uscita dal suo studio, da una pallottola vagante sparata da un’astronave in visita in quel quartiere, pensi al fatto che oggi se hai conoscenza diretta con il tuo interlocutore hai le corsie preferenziali, anche se l’interlocutore è un medico, se sei un perfetto nessuno puoi morire o quasi, basta aspetti il tuo turno e quando arriva tu abbia tutti i sintomi lì, in stand by.
Uscendo con la rabbia in corpo, ti viene giù una lacrima di riso pensando a Tognazzi.
“Ma poi, è proprio obbligatorio essere qualcuno?” (cit. Amici miei)
(E.)

Published in: on gennaio 9, 2008 at 10:53 am  Comments (23)  
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