La pioggia prima che cada

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Sottile e grigia pioggia bagna e copre di ovatta i dintorni.
Penso al fatto che è venerdì e che ho i piedi freddi sotto la scrivania.
Sento altre dita correre su una tastiera, chi si credeva spiritoso ha iniziato a contare in francese. Fino a sette però, chissà perchè.
Il mio sguardo si ferma su alcune palline rosse, rimaste ancora a penzolare, noncuranti che le feste sono ormai cremate.
Mi chiedo il perchè mi sia venuto cremate, forse perchè lo trovo definitivo.
La mia sciarpa rossa mi saluta da lontano, sull’appendiabiti spicca sotto questa luce al neon e questo rumore persistente che non so cosa sia.
Domani mi aspetta un aereo per parigi. Un giorno e mezzo: odio le mezze giornate.
Sto leggendo un libro, ma a gocce.
Gli orologi segnano che a new york sono poco più delle quattro del mattino e a mosca oltre mezzogiorno.
Qui il cielo è bianco sporco e lo pulirei senz’altro se non soffrissi di vertigini.
Leggerò sull’aereo, spero di non sentire altro.
un freddo più pungente
accordi secchi e tesi
segnalano il tuo ingresso
nella mia memoria
consumami distruggimi
è un pò che non mi annoio
aspetto un’emozione
sempre più indefinibile

La sciarpa rossa resta lì, cartine appese ai muri ricordano paesi dove non andremo mai.
Il mondo non aspetta ma dorme. Da qualche parte dorme anche lui.
E venerdì di solito dico che sono innamorata.
Quando fa freddo lo dico di più.
teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
se tu ti proponessi di recitare te

(E.)

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Published in: on gennaio 11, 2008 at 10:46 am  Comments (16)  
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