Me myself and I

comme coquilles - paolo pizzimenti

comme coquilles - paolo pizzimenti

Il tamburello. Ieri l’ho scoperto.
Dopo una giornata infernale, di strapiombi, di cornici taglienti e di inutile affannarsi, tanto resta tutto lo stesso, ho scoperto il tamburello.
Lo sport che pare un incrocio fra il tennis di squadra e il sparala dall’altra parte che va sembre bene.
E ho scoperto che la vita in cui mi dibatto tutti i giorni è proprio una partita a tamburello.
Incessante, snervante.
Un tamburello che ha storia antichissima e direi che si vede tutta.
Si vede nei gesti, nella mancanza di urletti in ricezione, nella compostezza così demodé dei suoi giocatori.
Il fatto è che nella vita vera le squadre esistono solo temporaneamente.
I gruppi si formano con scopi e si sgretolano con il cambio campo.
La verità è che ho bisogno di una vacanza e di rivoltare un’ennesima volta il panorama che mi circonda.
Per farlo userò il tamburello.
Indosserò la pazienza e attenderò una meta che arriva.
Palla al volo del cavalletto e vittoria.
Tre.
Due.
Uno.
.

(E.)

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Published in: on luglio 24, 2009 at 1:00 pm  Comments (4)  
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Cocktail

la foto è di cricri, sotto etienne daho – mon manège à moi

La costa azzurra ha spolverato fuori il migliore fine settimana le potesse venire.
Nuvole e sole su onde come squame di pesce su un tavolo di una pescheria di lusso.
Carne e sangue sotto un sole bugiardo, con turisti a passeggio e villaggi invasi, come in una delle piaghe d’egitto.
I bambini in rotolo, come di carta assorbente, sfuso lungo il giardino, alla rincorsa di gatti e di millepiedi, atterriti dalle api ancora operaie dalle ali ancora asciutte e pronte a planare sulla tavola imbandita e a farli fuggire come dopo il click di una granata.
Il mare, poi, fiero, assiepato di barche d’ogni dimensione e i capelli al vento lungo la costa, a far la danza sulle onde su e giù, come seguendo una musica.
E poi i discorsi senza senso, senza filo, seguiti dietro ad occhiali da sole a mascherare troppo sonno, troppo vino e troppe parole inventate, come quella del mare increstato, che la risposta migliore è chicchirichì.
E se i figli fra una partita di ping pong e un paio di capriole, improvvisano un ballo da ventenni scosciate, che fa, le veline del futuro, in fondo, possono benissimo essere qua.
Ho il mal di gola, a me le barche piacciono, ma in solitaria.

(E.)

Published in: on settembre 29, 2008 at 9:40 am  Comments (11)  
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