Come gli automobilisti che si dimenticano di essere stati pedoni

paris - orly - the photo is mine

Il tempo racconta un sacco di bugie. Nonostante da piccoli ci venga detto che insegni tante cose. Racconta che scorre tutto, anche gli ingorghi peggiori. E trasfigura anche, il tempo. Gli occhi per guardare, se ci si sforza, restano gli stessi, corretti o meno, come caffè di vecchietti strizzati dentro ai bar, ma sono quelli. E come ciò che si guarda muta inesorabile, anche noi mutiamo. Con le nostre pieghe del viso, come dei vestiti, col nostro tempo balordo che non si ferma ad aspettarci e ci attraversa come non fossimo materia. Con il nostro mondo che pare ci sfugga dalle dita, che corre fra un aereo e l’altro e stringe facce come fossero mani viscide e vede corpi dietro a scrivanie, e entra in camere d’albergo che non si accorgeranno del passaggio e che verranno dimenticate. Col nostro mondo che non esiste anche se ci sforziamo di farlo essere, di dargli un senso. Ed eccoci, per quel che è rimasto di noi. Stanchi come dopo una battaglia e siamo solo rientrati da un breve viaggio. Stanchi perché ci hanno portato via le cose che amiamo e ci hanno restituito solo una immagine veloce da una vettura. E invece volevamo solo passeggiarlo questo giorno.

(E.)

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