Il compleanno dell’Imperatore

Lake Tōya - photo by Ming-chun Kao

Ci sono giorni in cui quando esce il sole pare davvero sia in grado di curare tutti i mali. Di pulire il mondo dalle brutture, di cancellare il natale per chi non lo vuole e di darlo a chi lo cerca. Mi ritrovo sotto ad un albero vero con gli aghi conficcati nel maglione a sette anni. Con due babbucce ai piedi e calze di lana bucate sulle ginocchia. A montare le luci e le palline, di corsa prima dell’ora di cena. Sottane viste dal basso, le sottane degli anni sessanta nel millenovecentottanta, con due stivali a controllare tutto, che nessuno si faccia male, si fulmini con il filo. E cotto a terra, lucido, una cassapanca di legno del seicento di lato, piena di buchi, un ingresso visto dal basso, che pareva enorme. L’attesa era carica, ci sarebbero stati papa` e mamma, che in una stessa stanza non li ricordavo più e non ci sarebbero più stati a natale, e natale non sarebbe stato più. E adesso il natale è solo dormire un po’ di più quel mattino e cucinare a cena i calamari ripieni e sperare che l’anno che viene possa portare qualche viaggio, qualche buon libro, qualche mattina stretti sotto le coperte, un paio di buone foto e tanta pazienza. E oggi in Giappone è festa nazionale. L’imperatore fa il compleanno e stanno tutti a casa, senza scarpe, molli, stanno a casa e gioiscono del piacere effimero di festeggiare un cesare del duemila, un Akihito che ha chiamato il suo regno Heisei. Il regno della pace imminente. Che imminente sia. Ecco, questo mi auguro, nel giorno del compleanno dell’ultimo imperatore.

(E.)

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A fari spenti

la foto è di Paolo Pizzimenti

Con un palmo di mano, senza manette, che già è un miracolo.
Mi sento di non dire parole inutili, ma non per via del fatto che possano essere intercettate.
Mi domando dove andare se non a quel paese.
E ci vado dunque, con le poche forze rimaste. Col fiato per cantare e con lo stomaco da riempire.
Luci spente, alla cieca.
Canto (questa) e Vi auguro ciò che desiderate.

(E.)

Published in: on dicembre 19, 2008 at 12:41 pm  Comments (20)  
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Oxford circus

oxford-circus

la foto appartiene a simon chirgwin, sotto la foto, london calling

Conoscevo le fermate a memoria. Tutte quelle intorno, quella dove avrei trovato il ristorante aperto a quell’ora con qualcosa di commestibile, l’uscita per hamleys, quella per il posto dove lavoravo. Conoscevo l’odore delle strade al mattino, diverso dalle nostre.
Conoscevo la pellicola trasparente che ti si poggia sui vestiti appena usciti da casa, con i vetri appannati e le case strette e a due piani, coi giardini tutti uguali e le stazioni tutte uguali.
E le strade che sembrano tutte penny lane. Quelle periferiche, quelle in cui si cammina e si cammina senza mai lasciare che il freddo sia cancellato.
E conoscevo il profumo che il natale ha lì, un natale di cannella, vuoto e pieno di luci, di palazzi a pacco regalo e di neve finta e vera sui tralci di plastica fuori dai negozi.
E babbi natale con pentole di latta fuori dai centri commerciali.
Il silenzio non me lo ricordo, come se nemmeno nelle strade buie dietro waterloo station potesse esserci l’assenza di rumore. E la luce gialla sussurrava sempre qualcosa.
Due strofe di qualcosa e due dita di birra.
(E.)

Published in: on dicembre 17, 2008 at 9:21 am  Comments (7)  
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