Le oche del Campidoglio

(gaetano chierici – 1838/1920 – oche)

Ai piedi del tempio di Giunone, la dea moneta.
Figlie sue, ammonenti come lei, petulanti di strepiti notturni, tanto che per consolarmi penso che anche la mia gatta possegga la stessa madre.
Le oche, in stormo sul fiume Hudson, come sul fiume Allia, le oche giulive, quelle che mettono alla prova l’abilità di qualcuno per sopportarle o per respingere i loro sgambetti.
Che volano sopra il sangue scampato e si inumidiscono di spruzzi di acqua dolce.
Che fuggono dai giorni nefasti sulle rive di altri fiumi e di altro mare, sui pianti di bambini sotto le macerie.
Certi venerdì somigliano ad un banchetto, uno infernale, in cui corpi si mescolano a speranze, in cui grida si fondono al crepitare del fuoco, non di caminetti.
Assassini dei figli che verranno, siamo fermi sul ciglio della strada e guardiamo le camionette passare.
E bruciamo d’inedia.
(E.)

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Published in: on gennaio 16, 2009 at 10:49 am  Comments (6)  
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Easy lover

la foto di wall street è di wallig, sotto frank sinatra

La grande mela e la crisi finanziaria a catena.
Ci sono consolazioni e stupori anche in periodi come questi, che pare stia tutto rotolando via.
Il new york times è stato gabbato e angela merkel ha ricevuto silvio berlusconi.
La seconda notizia la conoscono tutti la prima no. La conosco io e chi ha gabbato.
Rientro dalla pausa in ufficio e sono richiamata a guardare alcune foto.
Ci vedo un mio collaboratore, omosessuale, portoricano, ospite ad un matrimonio, vestito di tutto punto peraltro, con una rosa rossa all’occhiello e abbracciato ad una ragazza di colore vestita da sposa, con tanto di veletta e treccine rasta governate dietro la nuca.
Foto ben fatte peraltro, fatte da un fotografo amico di lei. Lo sfondo una court della grande mela e le strade di new york.
Piano piano vedo i volti dei due avvicinarsi e le braccia cingersi. Ed ecco la mia domanda e soprattutto la risposta: mi sono sposato io, abbiamo fatto le cose per bene!
Lei è cittadina francese, originaria della martinica, che lavora a new york, lui cittadino americano che lavora in europa. A tutti e due serviva la cittadinanza dell’altro e perchè non prendersela?
Si ritrovano quindi presso una court e lei arriva in perfetto abito da sposa, mentre le altre spose, molte con lo stesso scopo finale, sono vestite come se andassero in ufficio.
Ecco il fotografo, la madre di lei, ben pettinata, il fidanzato di lei, coi capelli alla arnold, che cavolo stai dicendo willis, e le velleità da fotomodello, e amici vari.
Caso vuole che ci sia anche il new york times, che fa un servizio sul fiorire del matrimoni nonostante il periodaccio, come dire, nonostante wall street vada a farsi strabenedire, c’è qualcuno che ancora ci prova a credere nel futuro, facendola in barba all’ottobre nero, che ottobre alla borsa porta tanta sfiga fra l’altro.
Ed ecco il servizio fotografico che va avanti. Lui in gilet e rosa rossa fa il gesto di chiamare il taxi, ha la barba un po’ incolta, cosa rara per lui, ma fa mascolino dice, lei sale su un yellow cab, come una nuvola bianca, la veletta sugli occhi ben truccati e si parte. Si baciano. Pare vero.
Lui in uno scatto pare scocciato, gli leggo a chiare lettere negli occhi “ma che sto facendo” e glielo dico ad alta voce mentre scorrono le immagini, lui conferma e mi dice che lo conosco bene, ma che ha un futuro da attore.
Seguono immagini di cena e facce da sbronzi.
Le foto hanno uno stacco di una settimana e si riparte da un interno. Casa di lei, festa danzante, torta nuziale con tanto di nomi. Scopro il nome di lei.
Gli chiedo come faranno con la coabitazione. Risolveranno anche questo problema.
Ma lei quanti anni ha, quando fa il compleanno? Queste cose dovrà pur saperle di sua moglie.
Lui risponde, col suo tono solito, e i jeans scuri un po’ calati sopra un corpo da quarantenne un po’ in carne, che è facilissimo: il venticinque dice tutto.
Venticinque settembre sposi, lei venticinque ottobre, lui venticinque gennaio.
Ricorda tutto. E adesso è anche cittadino francese. Libero. Senza più permessi di soggiorno e consolati.
Lei potrà godersi il suo appartamento a new york e respirare con narici americane.
Vuoi mettere la differenza?
Ma la fede?, gli chiedo. Ah sì, ne abbiamo chieste due a due invitati, erano diverse, vabbè, ce le siamo scambiate e poi le abbiamo restituite.
Giusto in tempo, dopo le foto sul new york times.
Ma ti immagini i miei amici di sempre che hanno aperto il new york times sorseggiando un caffè da starbucks e hanno visto me sposo? Speriamo non si siano versati il caffè prima di andare in ufficio.
Patacche inaspettate.
(E.)

Published in: on ottobre 7, 2008 at 9:30 am  Comments (28)  
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