Le parole non dette

nella foto di Blame1 un’opera di Benjamin Vautier

Spesso ti parlo quando non sei davanti a me, lancio sillabe che solo io capisco nel quadrato della stanza che occupo con le mie gambe incrociate.
Sillabe che se le sentissi non capiresti nemmeno cosa sto dicendo o forse, conoscendo quello che le punte dei tuoi capelli sono capaci di raccogliere, costruiresti su queste sillabe una poesia, o una filastrocca, o una frase compiuta che abbia anche un senso doppio, triplo. Che abbia senso. Quello che solo io capirei, perchè le sillabe le hai rubate a me.
Certi ladri dovrebbero arrestarli. Certi altri no. Quelli di scampoli di parole no. Bisognerebbe ascoltarli arrotolare le lettere e contare sino a cento prima di provare a riattaccarle in ordine sparso.
E ti parlo quando non ci sei. Quando nessun vento e nessun complice possa portarti nemmeno un sibilo.
E annoto queste parole sconnesse, le appendo alla mente, la sera, quando non si potrebbe appenderle e lasciarle lì incustodite perchè la mattina non sarebbero più lì.
E con gli occhi socchiusi la mattina le vedo ancora. Poi spariscono, ingoiate dalla luce.
Rimane solo un suono nel ricordo. Lontano. La luce uccide le parole notturne.
I cadaveri sono spariti. Nemmeno quelli su cui piangere.
(E.)

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Published in: on luglio 17, 2008 at 9:54 am  Comments (16)  
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