Sweating inside

la foto è mia, il titolo di un amico

la foto è mia, il titolo di un amico

Scorre il mondo, scorre fra queste mani colorate dal sole. Scorre e non riesco ad afferrarlo. Lo inseguo sugli scaffali di una libreria, lo vedo camminare di fianco a me quando alzo gli occhi e vedo una bicicletta su un balcone e persiane verdi abbassate a proteggersi dalla calura. Lascia le cose a raccontarlo e mi lascia i suoi segni da raccogliere per trovarne il senso. E dalla finestra, quando cala la sera, mentre le fronde degli alberi si muovono quasi in danza, lo cerco fra le cose intorno e annuso il suo profumo. Di bucato fresco, di fumo inspirato in pace, di vino agrumato e di solletico di narici. Lo immagino quel mondo. Dipinto su occhi sconosciuti e su mani che si formeranno, su opere d’ingegno che utilizzerò, su pareti di edifici, su labbra silenziose. Un mondo di cose che non saranno, forse, di cose che potrebbero essere, di sogni fermi ad aspettare, di desideri muti e di porte rimaste chiuse, che a volte si aprono, quando non sanno che non le apriresti mai. E lo lascio scorrere, perché, non sapendo, scorra anche dentro di me. E mi lasci scorrere con lui. Voce e parole. E mani e piedi. E corpo e pensiero. (E.)

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Published in: on agosto 29, 2009 at 10:23 pm  Comments (7)  
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Stay

under the pic from pianococtail the song for another pack of cigarettes
Come quando le abitudini non vogliono incollarsi più. Quelle che riconosci ad occhi chiusi. Quelle che calzano come un vecchio scarpone che fa ancora caldo per rimetterselo.
Certi ritorni sorprendono per la staticità di ciò che si è lasciato.
Mutamenti impercettibili, come di capelli che crescono in due settimane.
Una pioggia stanotte, che non ho sentito. Le piogge non mi svegliano più.
Lo sguardo di chi è tornato e ha annusato il mondo non sentendosene appagato.
E dentro tante cose da dire, che non vengono le parole.
Ho negli occhi una specie di video veloce di volti, storie, gomitoli di cotone srotolati su spiagge di ciottoli, scarpe abbandonate e piedi liberi. C’è un silenzio che non conoscevo, di incredulità.
Un silenzio di voci di persone lontane che il mare cancella e la città calpesta sotto strisce nuove di parcheggi e righe ordinate di fine di aiuole.
Righe che corrono davanti ai miei occhi del mattino che paiono perfette, verdi di stacco su grigio cui tocca riabituarsi.
Che la voglia manca e il caffè non ho voglia di prenderlo che mi ricorda quello di ogni giorno in riva al mare.
E sorrido d’inerzia. Come in ragazzino in pubertà.
Che la vecchiaia non anticipa, per fortuna.
(E.)