Goodbye my lady

photo by aftab

Svegliarsi trent’anni fa. Che si potrebbe fare una volta. Così per cambiare. Cancellare tutto, le scadenze, il trucco sotto gli occhi a cancellare il sonno mancato, la tastiera sotto le dita. A cancellare. Che cancellare pare una cosa impossibile, eppure sarebbe meraviglioso. Forse proprio perché impossibile. Che io sono affascinata dalle cose che non si possono fare avere dire raggiungere guardare toccare lasciare alle spalle. Verbi tutti in fila, cancellare le punteggiature. Mettere i calzettoni, una sciarpa, vestire il silenzio e sé stessi. Una volta. Ci sono lacrime che non vogliono scendere, perché decidono di restare sul bordo. Perché stanno bene lì al calduccio e di fare un giro non ci pensano nemmeno. E ci sono giorni come quelli che crediamo di aver vissuto perché ne abbiamo un vago ricordo, in cui sognavamo di essere una signora. Una signora con i collant. E adesso che ci chiamano signora sotto al cappello di lana dal tabaccaio, pensiamo ai calzini che indossiamo.

E non per il casual friday.

(E.)

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Beau comme un…

la foto e il titolo sono di B N C T O N Y, sotto una partita di scacchi del tutto particolare

I perché si dimenticano.
Le ragioni per cui, le cause di, i motivi.
Rimangono i segni, i graffi, la ruggine.
E la cagione di tutto questo è smarrita.
Come smarrire un anello in un prato.
Bello come qualcosa che rimane.
Che porta con sé la sua storia, il suo tragitto.
Ma tutto questo è cancellato.
I perché si dimenticano.
Si dimentica come si sia giunti a tutto questo.
Si dimenticano i crac, le cadute.
E si continua come se quella ferita ci fosse da sempre, fosse sempre stata lì.
E il perché sia venuta è scivolato via.
Coltri di neve, foglie a strati, sole di raggi furenti.
Bello come un giorno, in cui ricordare il perchè non conta.
Conta solo averlo ritrovato.
(E.)

Published in: on ottobre 28, 2008 at 10:06 am  Comments (11)  
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