La coda

sotto la lucertola – la eartweek 2009 in second life (ecchissene)

Potrei morire, adesso.
Sotto questo sole di capannoni rumorosi.
In attesa di promesse di baci di giornali spiegazzati.
Su tetti che rimandano indietro la luce che hanno appena ricevuto.
Dietro rincorse di insetti appena nati.
Su un tappeto di verde inaspettato fra l’asfalto e il muro.
Potrei morire e non sentirei dolore, né rimpianto.
In una primavera di fiori sperati e di balcone di casa senza più la buganvillea.
Con la voglia di glicine negli occhi.
Grappoli di lilla e verde, su argento di rami avvolgenti.
Potrei.
Ma si vede che ho perso il numerino.
Devo ricominciare la coda.
(E.)

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E non ci sei più

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In una notte balorda fuori ché non volevo esserci. Una notte come altre in cui luci rincorrono luci, cartelloni altri cartelloni. Sotto i portoni e dietro i semafori.
Mi accorgo che questa città può essere davvero bella. Col naso all’insù. Con gli occhiali da vista e la voglia di scacciare le lacrime.
Bella che avresti voglia di mangiarla con la marmellata al mattino, con gli occhi semichiusi e la luce che sale piano, in un cielo incerto di una primavera stitica.
Burro e muri grigi, scarpe di corsa, strisce pedonali, luci gialle di notte e tetti indaffarati di giorno, che pare stiano lì ma solo per un breve periodo, poi dovranno andare.
Ed è di nuovo la stessa notte, una notte che sono andata a cercare, una notte di mani in tasca e di speriamo finisca presto.
Ed è sempre la stessa città a ferire e curare. Aprire e uscire, tornare o partire e non tornare.
Bella. Coi suoi palazzi grigi e certi alberi muti e dimenticati. Bella che mi dimentico perché vado e perché sono ancora in piedi e fuori.
(E.)

Published in: on marzo 26, 2009 at 11:30 am  Comments (3)  
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The seasons know exactly when to change

Maker: Shin-E-Do Title: Japanese woman with mirrors Date: ca. 1890 Property: George Eastman House Collection
Illusioni di primavera, azzurri improbabili nel cielo e canzoni disegnate fra le nuvole.
I fine settimana volano sulle ali di certezze costruite su ciotole di riso e riso di labbra scavate dalla pioggia di asfalti consumati.
Come la gentilezza non conosce vergogna, e si vergogna piuttosto di essere ancora in piedi nonostante il fatto sia ignorata, senza pudore alcuno.
Come il sole sa sin dall’inizio del tempo che gli tocca salire e scendere, tornare indietro e bruciare con le stelle lontano e poi tornare a specchiarsi nei laghi dei nostri giorni.
Come le cose belle non hanno un prezzo e non chiedono nulla per esserci e il solo fatto di guardarle è il modo per ripagarle.
Come le canzoni che sui tetti lì fuori danzano sotto ombre allungate verso ovest, tendendo le loro dita a toccare orizzonti di montagne visibili solo quando è così limpido.
Come il collo sotto a questa giacca ancora pesante cerca di trovare spazio e di uscire allo scoperto.
Come un giorno di gioia sperata, di camuffati foulards di seta, di desiderati raggi di fiori sui terrazzi. Come un giorno come gli altri, che si differenzia solo perché viene guardato dritto negli occhi, senza passare distratti.
Come tutti questi giorni.
Le stagioni sanno esattamente quando è il momento di cambiare.
(E.)
Published in: on marzo 9, 2009 at 10:33 am  Comments (10)  
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