Gentile Cliente

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Carte fedeltà, profumerie, supermercati. Le nostre tasche, i portafogli ci dicono chi siamo. Noi spesso ce lo dimentichiamo o quando sentiamo qualcuno che ce lo dice è uno schiaffo e proviamo a difenderci.
Tempus fugit. Ma guarisce, pare, per me è sempre stato così, almeno.
Ferite grandi e piccole.
Quelle grandi le lascia sanguinare in pace, le lascia comporsi da sole, faranno male un po’ ma prima o poi diventerà un tutt’uno con il respirare, il muovere le palpebre, sarà il prezzo da pagare, uno degli acciacchi della vecchiaia.
Quelle piccole le rimargina come meglio possa fare, alcune sono bastardissime, i tagli fatti con la carta per esempio, stanno lì per settimane a ricordarti che ogni giorno è come una pesca miracolosa e i pesci non vengono a galla, tocca cercarli e ci si punge, ci si lacera.
Ma vuoi mettere l’attesa della guarigione?
Il tempo vissuto annusando l’aria con il naso libero?
Vuoi mettere quando tutto questo passerà e ci ricorderemo solo degli anni nel mezzo, sbiaditi, come carta di giornale ad incartare le palle di natale da mettere in soffitta.
Solo la visione della nuova vita davanti, dietro le nuvole e dietro le veneziane blu di questi cubi che ci ingoiano tutti i giorni, ci basta. Ce la facciamo bastare.
E la sera, guardiamo le stesse piastrelle della stessa cucina, in venti minuti di ipnosi fra il prima e il dopo, che sono sempre gli stessi.
E in quei venti minuti ci accorgiamo d’esserci persi.
In mezzo ai piatti sporchi sul tavolo e al tempo che abbiamo lasciato ci portassero via.
Per comodità, per abitudine, per codardia, per stupidità.

Inserire il codice per perfezionare l’acquisto.
Il tempo va via come il pane.

(E.)

(la foto e` di Rosa Pomar, un distributore farlocco a Lisbona)

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Published in: on gennaio 23, 2009 at 11:14 am  Comments (9)  
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