Scavi archeologici e tecniche di rianimazione

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La philosophie est à l’étude du monde réel ce que l’onanisme est à l’amour sexuel (Marx)
Anarchia e bizzarria.
Oggi vi racconto una storia, che voglio raccontarvi da mesi, ma non trovo mai il tempo e la voglia.
Pare il momento giusto, questo, detesto parlare di quello che non sta accadendo in questo momento, detesto la non politica, l’arroganza del potere, il silenzio sulle cose che contano, i posti a sedere dei milanesi sulle metropolitane, il silenzio su una donna che si uccide a ponte galeria, con in tasca l’espulsione da un paese che dovrebbe auto-espellersi, gli accordi con la libia sulle esplusioni scavalcando i diritti umani, detesto tutto questo e mi dispiace detestare, pertanto racconterò un’altra storia, una storia vera, una pagina dimenticata.
Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita.
Ho raccontato di mio padre, non ho detto delle mie squadre (perché non ne ho una sola) prima fra tutte la maggica, ho taciuto sul disgusto che provo per questo calcio intossicato e del ruolo che esso ha assunto come narcotico di stato.
In ogni caso ho sempre tenuto per i più deboli, per una sorta di predisposizione naturale.
Il toro e non la juve, il genoa e non la samp. La roma poi è altra cosa, scorre nel sangue, sotto porta metronia, attraversa via gallia e cammina a piedi mentre ti chiamano zecca sotto alla bandiera dell’emmesseì.
Gigi Meroni.
Cresciuto nel como, zompettava da bambino nei cortili col pallone fra i piedi. Senza pensare chi sarebbe stato. Tanti dei bambini che alleviamo pensano prima che saranno qualcuno e poi calciano in porta.
Lui non sapeva e faceva cose da pazzi.
Lui giocava e basta. Giocò nel genoa, e fece grandi cose, non senza errori.
I controlli antidoping li facevano anche allora, negli anni sessanta, anzi erano più seri di adesso, se potessi raccontarvi come e chi li fa adesso ridereste, ma sono segreti professionali.
Anfetamine, dissero, ma non fu mai provato.
Lui andò al toro. Dopo i tempi bui del toro, quando il toro si stava riprendendo ormai, dopo la tragedia.
Sorrido, penso al caso e a come gira.
Se digitate luigi meroni e toro su google viene fuori la tragedia di superga, in cui non c’entra nulla. E lo sapete perché? perché il pilota di quell’aereo si chiamava pierluigi di nome e meroni di cognome, ma non era nemmeno suo parente, ma lui, gigi, per sempre sarebbe rimasto legato al toro. A nereo rocco, alla città, alla morte.
Matto, dicevano, beat lo chiamavano altri. Lui pareva oscar wilde o il quinto beatle. Dipingeva anche, portava galline al guinzaglio, segnava gol magnifici.
Faceva cose folli, almeno per i tempi, disegnava abiti, bloccò la cerimonia di matrimonio della donna che amava che stava per sposare un altro.
Correva, si travestiva.
Correva, volava.
Correva.
E camminava, come quella domenica in cui fu travolto da una macchina vicino casa sua.
Al volante Romero, proprio lui, il Romero presidente, diciannovenne, suo tifoso.
A 24 anni e con un modo di vivere che pare lontano anni luce da oggi.
Anni sessanta ruggenti, di vita pulsante.
Anarchia e bizzarria.
Che ricordare questa storia fa quasi male. Perché viene subito in mente come la passione sia morta e meno male che è venerdì, così spengo tutto.
E accendo la voglia di essere diversa da come sono.
Accendo il mondo che dorme.
O meglio provo a rianimarlo.
(E.)
Published in: on maggio 8, 2009 at 11:59 am  Comments (12)  
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Musica, musica, musica

sotto la foto di nina, una delle innumerevoli versioni di bongo bong

Della Roma che ho lasciato ricordo il suo ottobre caldo, come un raggio di sole su un vetro a sciogliere ogni dubbio.
Ricordo la musica, tanta musica. Una città in musica, dal mare al centro.
Ostia stesa ad asciugare, con biciclette e palloncini al sole. Un canuto chitarrista sul bordo del pontile. Un teatrino improvvisato e bambini con le labbra di cioccolato.
Via del corso come un torrente, di colori, pantaloncini e canottiere, cappelli e giacche pesanti, in un misto di fragole e panna, di gelati e caldarroste, e ancora roller blades uno dietro l’altro e salite e discese e radioloni anni ottanta dietro a rotolare insieme, artisti di strada accovacciati sul selciato, un bimbo con un jambè ad accompagnare la passeggiata, e piazza del popolo con un paio di elicotteri dentro e via del babuino elegante nei suoi negozi nuovi di zecca, e il pincio sotto un albero di cachi a guardare il sole che muore.
Musica di sottofondo.
Roma è musica, sempre.
Che se la spegni pare un delitto.
(E.)

Published in: on ottobre 20, 2008 at 10:37 am  Comments (11)  
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Solitario

la foto è di pedro pacheco, deliziosa, come sempre, sotto da ascoltare i fun lovin’ criminals

Mostrare la propria parte migliore.
Questo viene naturale. Come quando si passa davanti allo specchio prima di uscire.
Che si tende a mascherare i propri difetti, le proprie mancanze, anche se si crede di non farlo.
Feroci con noi stessi e feroci con gli altri. In una sorta di lotta da savana, in cui vince chi non rimane solo però. E il perdente rotola, come un cappello vecchio.
Ma quanta poesia in quel rotolare. Solitario e elegante.
Come una danza del cigno prima di morire. Sinuosa e fiera.
In un mondo che punisce il debole, che lo annienta e lo distrugge, io raccolgo quel cappello.
E lo metto in testa prima di partire.
(E.)

P.s. mi assenterò per qualche giorno, nel frattempo rotolerò a Roma.
Published in: on ottobre 16, 2008 at 9:24 am  Comments (25)  
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