Portarsi via

a photo by MarkyBon

a photo by MarkyBon

Torno, che non mi sono accorta di partire. Torno con un ripieno agrodolce, di quelli che non sempre ci stanno bene. Sull’amatriciana non puoi metterci l’aceto. Torno, cercando nello scorrere sulle rotaie un motivo per essere felice. Ne trovo tanti e altrettanti che negano. In una sorta di lavagna che si proietta sul finestrino aperto sull’appennino. Una lavagna che nelle gallerie mi mostra il mio volto, con gli occhi socchiusi e le luci gialle di contorno. E poi ancora fuori, a cercare segnali, di colore, di nuvole, di uscita. E rincorro le strade, le vedo contornate di erba fresca, di timidi fiori. Rincorro le strade di ponticelli, di bordi accennati, le rincorro e le vedo diventare viottoli, poi sterrati, poi ancora strade, e poi asfalto e strisce di mezzeria. Poi di nuovo ciottolati e morbidezza di salite e discese. Si arrampicano sui monti, tagliano severe la pianura, i campi arati, quelli con le zolle vive, quelli con l’erba alta a cancellare la terra. E immagino dove finiscano queste strade. Perché le strade finiscono, vero? Hanno tutte un posto dove portarsi via. Lo spero per loro almeno.

(E.)

Annunci
Published in: on luglio 27, 2009 at 10:40 am  Comments (7)  
Tags: , ,

Vecchia signora

la foto e` di terry hollis, qui sotto la minuta del mio ritorno a casa di ieri, da Roma a Milano
Come una vecchia signora. La sensazione è nitida. E la sento naturale.
Ma è la prima volta.
Distante dalle creste viste in stazione. Distante dalla ragazza che mi sta affianco con gli occhialoni perfettamente tondi anni settanta che ha praticamente dormito per tutto il tempo o ha dispensato consigli ad amiche in crisi con tono consapevole e compassionevole.
Diversa e un po’ snob, anche. Diversa anche se ieri m’hanno dato della signorina ed ero con mia madre. Complimento per me o per lei non so. So che a lei ha fatto piacere e io adesso in questo posto su un treno che mi riporta a casa mi sento una vecchia signora.
Di quelle da the e silenzio.
Ma non c’è verso. Il silenzio posso solo immaginarlo. E la vecchia signora mi fa compagnia.
Oltre al languorino e al fatto che ho ceduto il mio posto alla occhialuta, senza dirlo, per pura atarassia, che mi sono affrettata a chiamare nella cassa di risonanza del mio cervello signorilità.
Ma cosa appaio da fuori? Mi accorgo che mi è sempre importato un po’ e adesso, in questo istante, per nulla.
Ho persino fotografato dei ragazzotti in stazione. Con gli anelli al naso. Accucciati a terra.
Per sentire cosa provavano quando gli altri guardavano me a vent’anni.
E non mi importa nemmeno.
Solo questa sottile ma non conservatrice consapevolezza della vecchia signora.
Se ci fosse mia madre direbbe parla per te. Lei che da oltre dieci anni dichiara la stessa età che pare al di sotto della soglia del ridicolo. Per lei s’intende.
Ecco, torno a casa. E sento nelle mie vene, nelle mie scarpe una vecchia signora.
Non dispensatrice di saggezza. Ma amabile e rompipalle.
(E.)
Published in: on maggio 18, 2009 at 2:46 pm  Comments (7)  
Tags: , , , , ,