Cous cous

baking - bonita (che ritrae sua figlia) - new zealand

baking - bonita (che ritrae sua figlia) - new zealand

Ci sono ricette da fine settimana.
Il cous cous è una di quelle.
Con le verdure, fresco e leggero. Senza pretese.
Il dolore si snocciola in grani sottili, a volte si attaccano fra loro, si fanno compagnia, ma il sapore si sente, intenso e forte, salato di salsa di soia.
Il bene contiene tutto questo. Contiene i granelli di cous cous e il salato, il dolore spezzettato. Il bene comprende.
Quindi non si sente. Non si percepisce, mentre il dolore sfonda forte, tutto insieme, prorompente.
E si  distingue netta più la assenza di questo sapore che il sapore stesso. Come un bassorilievo.
Il bene non si coglie, il male tutto insieme, le lontananze, le assenze, i turbamenti.
E le cose smarrite diventano più nitide di quelle avute, le pause di rincorsa più degli arrivi.
Quindi il cous cous ci manca quando non lo mangiamo.
Fermarsi quando lo mangiamo sarebbe meglio.
Non perdere questi arrivi e prendere i luoghi. Fermarli.
Stati in luogo.
Dove sei tu.
(E.)
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In a bar, under the sea

sotto la copertina del libro, disappointed in the sun, da ascoltare

Ricordo una casa di legno, nel torinese. E io scalza che guardo fuori, il monte di san michele, la campagna intorno, una luce fioca di un mattino di un sabato qualunque, dieci anni fa.
Ci sono storie che si accavallano e si costruiscono come se fossero vere, che a volte fai fatica a stabilire se lo siano o meno.
Ascoltavo questa canzone.
E ho costruito una specie di storia.
Avevo letto anni prima un libro di Benni, di ventiquattro racconti, con ventiquattro storie che fanno il verso al nostro modo di vivere, alla realtà che supera il surreale.
Insomma avevo immaginato una storia così.
Una libreria straniera, due belgi dentro che cercano l’ispirazione per un disco.
Ed ecco il bar sotto il mare e le sue storie, il cane, la pulce, il vecchietto, il barista.
Vengono quasi fuori le parole e la melodia, con un pianoforte in sottofondo, che quasi pare di sentire il barista che serve qualcosa, senza parlare della pioggia lì fuori.
Che la pioggia lava via e invece il mare entra, non puoi tenerlo fuori.

Fra i racconti questo:
C’era un uomo che non riusciva mai a terminare le cose che iniziava. Capì che non poteva andare avanti così. Perciò una mattina si alzò e disse: “Ho preso una decisione: d’ora in poi tutto quello che inizie…”

(E.)

P.s. aggiungo dopo segnalazione di Gds il link sul “leggosaviano”, iniziativa del 24 ottobre a napoli, cliccate qui per saperne di più, e se siete da quelle parti fateci un salto.
Published in: on ottobre 22, 2008 at 10:01 am  Comments (19)  
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