Schegge

intarsi - giulifff

intarsi - giulifff

Il cielo spoglio, che a guardarlo pare di non averlo mai visto così. Arrossisco seguendo le sue pieghe bianche, lunghe di correnti d’aria che lo attraversano. Cerco una risposta in questo azzurro a tutto il grigio dei miei giorni. Ma i colori non rispondono. E se si guarda bene il mondo intorno non è altro che una tavolozza di colori ammassati senza un verso. Una somma di uomini, oggetti e pensieri sbriciolati, che portano con sé pezzi di altri di loro, che nel tempo hanno strappato e portato via con sé. Nel passaggio. E quando si sbecca una tazza, se non la si ripara subito, il tempo lima i bordi. Si abitua a quella ferita. E la scheggia non aderirà più. Come se non gli fosse mai appartenuta. Così il cielo con me. Che a guardarlo così, pare sia nuovo di zecca. Pulito dopo una notte di schegge. Che dei pensieri non sanno più.

(E.)

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Published in: on luglio 8, 2009 at 10:32 am  Comments (7)  
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Cartoline per non tornare

Ci si dovrebbe lasciare andare.
Non lo imparo mai abbastanza.
Si dovrebbe non rimanere legati a questi cordoni.
Si dovrebbe avere la forza di mollare.
E di lasciare la presa.
Possedere, toccare, stringere, non esime dal perdere.
Il guinzaglio rende solo tutto piu` difficile.
 
Si dovrebbe spegnere la luce ad un certo punto.
Per non vedere e fare cio` che non si farebbe con la luce accesa.
Per permettere al proprio volto di rilassarsi.
E ai sospiri di essere riposti nei cassetti.
Comodini di sospiri.
Nastri per incartare e cartoline per non tornare.
 
(E.)
p.s.  yasou
Published in: on luglio 1, 2009 at 10:48 am  Comments (5)  
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Alice et moi

Ci sono lunedì che non vuoi, ce ne sono altri che arrivano con la giacca pesante, quando l’avevi dismessa, e ti dicono di provare a raggomitolarti, ti dicono che hai una buona cera, anche con grigio fuori.
Oggi vi regalo uno short-movie. Uno di quelli adatti a certe giornate, in bianco e nero, con tanta ironia e molte sfumature di grigio, che vanno dalla storia universale a quella delle nostre città, dalle relazioni alla famiglia, da un passato nebuloso ad un futuro incerto.
Siamo noi. Fratelli a tutte le latitudini.
Soli e persi, smarriti in volti cancellati dalle nostre aspettative, dai desideri che abbiamo cucito sopra. Vogliosi di appartenere a qualcuno, ma sordi all’ascolto.
In sfogo perenne sulle nostre mancanze.
In bianco e nero.
Tanti lui come me.
(E.)

p.s. avevo detto a Zau che avrei postato un corto, in cui il doppiaggio non sarebbe servito, o forse avrebbe tolto qualcosa, eccolo.
Published in: on aprile 20, 2009 at 11:21 am  Comments (9)  
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Life is cruel, art is life

If you could only imagine a world without any diseases, sorrow and pain.
Life teaches us how to play.
We push the button and forget that the art is not possible without any troubles.
Art is the mirror on which the life becomes real.

(E.)

Published in: on aprile 7, 2009 at 12:08 pm  Comments (8)  
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Pornographie

Intossicati di televisione, ingoiati dalle brutte parole, scritte male e pronunciate peggio.
Ci sono poche parole da salvare e di solito sono quelle pronunciate per caso, senza pensarci troppo.
Certamente non vengono fuori dalla televisione. O non le si trova sulle pagine di un giornale.
Spesso si incontrano per caso.
E tutto il resto pare pornografia. Tutto. Condito di ipocrisia, di voyeurismo, di benevolenza.
Ci restano solo alcuni pionieri. Fotografi per caso, pensatori da marciapiede.
Solitari parolieri, mogol delle ombre.

Nous sommes votre maigre satisfaction dans un monde composé de faux authentique. La substance pure disparaît au profit d’une société du faux. L’ère de l’Hyper réalité est arrivé, allé tous regarder de la pornographie dure. (Benoit Paillé)

(E.)

Published in: on marzo 27, 2009 at 11:58 am  Comments (5)  
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Nuvole in corsa

bnctony

BCNTONY si esprime nella foto intitolandola “les experts paris”

Penso alle cuffie di te che corri. E al mondo vento intorno, al mondo fratello e sorella, al mondo nemico che soffia nelle tue orecchie.
Penso a quell’altro te che scorre nelle mie vene, senza saperlo. Scorre e diventa altro, ma diventa e già questo è tanto.
Penso a tutti i te che nuotano nei laghi dei miei occhi, impossibili da afferrare, nei mulinelli dei pensieri sciolti nelle palpebre.
Penso a quanti te avrei costruito se avessi saputo.
Penso che questo mondo sia troppo crudele per sprecare congiuntivi e congiuntiviti.
Penso che la crudeltà si misuri in decibel e dai decibel venga cancellata, sotto lacrime finte e pregiudizi, sotto nuvole soffiate e allungate, sotto cieli stellati inaspettati.
Ho scritto il mio testamento. Quello della mia vita. Senza averi, perle e libretti di risparmio. Piuttosto ti risparmio la pena di aprire il vuoto. Ho disposto della mia vita perchè nessuno possa dire che non volevo e invece voglio.
(E.)

Published in: on febbraio 11, 2009 at 9:27 am  Comments (8)  
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Brodo primordiale

la foto e’ di libera strega, a maccalube di aragona
Sotto questa neve e affondando le scarpe cercando di trovare una strada spalata da qualcuno o semplicemente da altri piedi, ho pensato ai bambini del mondo.
A quelli soldato, che muoiono senza che nessuno possa piangere.
A quelli a cui abbiamo rinunciato per scelta e a quelli che abbiamo avuto nei nostri grembi insicuri, insicuri del futuro che attende noi e loro.
A quelli che hanno aperto gli occhi sui loro regali e si sono illuminati come le lucine degli alberi delle nostre case che non abbiamo ancora disfatto.
A quelli che siamo stati e che ci siamo dimenticati di essere.
A quelli che ci sono apparsi in sogno come una liberazione, a quelli che un giorno incontreremo e che ci strapperanno un sorriso.
A quelli che ci paiono sboccati in cortile che dicono cose che non diremmo nemmeno noi.
A quelli che guardano il mondo coi loro occhi e che lo disegnano semplice e magari lo fosse.
E questa neve diventera` fango.
(E.)
Published in: on gennaio 7, 2009 at 2:32 pm  Comments (10)  
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Le stagioni della memoria

la foto è di Francesca Woodman

Ci sono memorie che ci appartengono. Memorie che ci raccontano di noi, di come siamo stati, di come volevamo essere, di cosa cercavamo. Quelle memorie anche se restano si cancellano quasi del tutto, restano schizzi di carboncino, che una ditata leverà. E ci sono memorie di cose mai viste. Come uno sguardo scoperto d’improvviso. Amato d’improvviso. Come se appartenesse a qualche pagina scritta o a un treno visto passare nelle fermate di questa vita.
Memorie e esperienze. O solo allucinazioni. Linee perfette disegnate sugli orizzonti o sul palmo di una mano, della mia.
Ci sono anche memorie di cose che non sono mai accadute. Che si beffano del nostro concetto di vita-contenitore. Volti o spazi non conta. Ma non li abbiamo mai visti. Memorie che ci attraversano, come un fascio di luce, scomponendoci senza rendercene avveduti.

Di qui ho iniziato un viaggio, tempo fa, sui percorsi della memoria. Una “visione uomo” del tempo e della memoria.

Credo di avere iniziato a scrivere sulla memoria per una sorta di ricerca di me stessa. La memoria è forse una delle cose che ci fa toccare la nostra non-corporeità. E a me, che non credo, ha sempre lasciato un certo imbarazzo afferrarla e sapere che non mi apparteneva in qualche modo o almeno non mi apparteneva più.
Poi i giochi strani che fa la memoria, sia quella degli eventi storici, a seconda di chi li racconta, sia quella delle cose spicciole che ci accadono, ha fatto in modo che cercassi dentro di me qualche risposta. Mi sono ritrovata con molte domande. E quasi tutte portano a soluzioni o risposte inspiegabili se non magari con una cabala o con un versetto di questo o quel credo.
Scrivere della memoria, specialmente quando spesso mi sono aggrappata ad essa per ritrovare sensazioni perdute, è emozionante, ma anche doloroso. Ci sono persone racchiuse in essa che fuoriescono scompostamente, senza controllo. In un flusso intermittente e imprevedibile.
Le dimenticanze poi. Specie quelle da cui derivano conseguenze spesso dolorose o preoccupanti, quelle non so proprio spiegarle.
Dimenticare di fare una cosa può spesso, e non è surreale, portare ad una catena di conseguenze, di concatenamenti che sfiorano l’inverosimile. Fino a farci immaginare la vita come una serie di conseguenze positive. In questa serie infinita iniziale, poi si incastrano altrettante negative che poi portano alla sua fine. Una fine che per molti è solo formale, ma per me resta l’unica fine conoscibile.
La memoria rende immortali, la perdita della memoria a volte può farci sentire invincibili. Spariscono le esperienze, anche quelle formative, e si rimane anarchici della vita, anarchici alle sue regole e ai suoi meccanismi.
La vergogna di non ricordare credo nasconda solo la paura di non avere passato. Un passato rassicurante o meno, ma pur sempre un passato che ci dica chi siamo e che cosa abbiamo fatto per trovarci dove siamo.
I dubbi sulla memoria storica, sulle sue interpretazioni. Sugli eventi che hanno caratterizzato il passato dell’umanità. Le guerre, le rivoluzioni. I mille dubbi che ci attanagliano e ci fanno credere (anche questa è pura fede) che quello che scrissero o dissero quegli uomini è vero o verosimile. Comunque l’unica spiegazione possibile o una delle spiegazioni che hanno condotto noi, memori-immemori, a tutto questo.
Mi sono chiesta mille volte perché si ricorda e poi non si ricorda più. La risposta scientifica non mi convince, quella sulle cellule che si distruggono. Perché la memoria o il ricordo sono bizzarri. Spesso chi dimentica smarrisce solo spezzoni di vita, momenti, ma poi ne ricorda lucidamente altri. Che selezione mai essa fa? E quale legge o quale funzione algebrica permette ad una immagine o ad un odore di vent’anni fa di riaffiorare e ad un pasto di ieri di essere dimenticato?
Ho anche azzardato ad attribuire alla mente umana una sorta di auto-conservazione, una ricerca spasmodica di ricordare solo cose che fanno bene o cose dette appunto “memorabili” e meno le altre. O comunque di rivisitare quelle meno belle o contrarie alla propria intima censura in modo tale che non disturbino il cammino verso l’oblio finale. Quell’amnesia assoluta. Che potrebbe essere anche uno stato vegetativo anche comodo per un corpo e una mente stanchi e non del tutto appagati dalle altre sensazioni.
Quale stupore nel riassaggiare un gelato, avendone dimenticato completamente al palato la sensazione ed il gusto.
Ma anche questa spiegazione non è scevra da contestazioni. Ne farei subito una io, in base alla mia memoria.
Non credo di dimenticare (o forse dimentico solo cose ritenute inutili, da memoria momentanea), ma alcune cose spesso le conservo. Le sensazioni che contengono esperienze forti le tengo dentro, le porto con me, faccio loro fare un giro spensierato. Per poi riprenderle e stupirmene ancora. Per come siano accadute e per come le abbia vissute. Quando non ho anche il dubbio di ricordarle nel modo giusto.
E poi ci sono le rivisitazioni. Tutti ne siamo vittime.
Ricordiamo una cosa esattamente nello stesso modo per decenni, convinti sia così, con quei sapori, quelle parole, quelle persone. Per poi accorgerci che non era così, qualcun altro ne ha immagine diversa, a volte completamente diversa.
E poi ci sono i revisionisti. Un po’ tutti forse lo siamo.
Quelli che si convincono che cose palesemente diverse stiano come pensano. Che basano le loro azioni su auto-menzogne diventate realtà. La loro.
Scrivere sulla memoria ed accorgersi che si scrive sul terrore di dimenticare. Sulla paura ancestrale di tornare indietro o essere assorbiti dal dopo. Un dopo che non conosciamo.
(E.)

da qui è partita una serie di racconti che non ho ancora terminato

musica

Published in: on gennaio 26, 2008 at 5:59 pm  Comments (18)  
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