Stay

under the pic from pianococtail the song for another pack of cigarettes
Come quando le abitudini non vogliono incollarsi più. Quelle che riconosci ad occhi chiusi. Quelle che calzano come un vecchio scarpone che fa ancora caldo per rimetterselo.
Certi ritorni sorprendono per la staticità di ciò che si è lasciato.
Mutamenti impercettibili, come di capelli che crescono in due settimane.
Una pioggia stanotte, che non ho sentito. Le piogge non mi svegliano più.
Lo sguardo di chi è tornato e ha annusato il mondo non sentendosene appagato.
E dentro tante cose da dire, che non vengono le parole.
Ho negli occhi una specie di video veloce di volti, storie, gomitoli di cotone srotolati su spiagge di ciottoli, scarpe abbandonate e piedi liberi. C’è un silenzio che non conoscevo, di incredulità.
Un silenzio di voci di persone lontane che il mare cancella e la città calpesta sotto strisce nuove di parcheggi e righe ordinate di fine di aiuole.
Righe che corrono davanti ai miei occhi del mattino che paiono perfette, verdi di stacco su grigio cui tocca riabituarsi.
Che la voglia manca e il caffè non ho voglia di prenderlo che mi ricorda quello di ogni giorno in riva al mare.
E sorrido d’inerzia. Come in ragazzino in pubertà.
Che la vecchiaia non anticipa, per fortuna.
(E.)

Save tonight

una foto di the manilow, sotto la canzone

una foto di themanilow, sotto la canzone

Sarò zia di una femminuccia. Ci sono poche cose che si possono sapere con certezza. Fra due giorni sarò fuori di qui. Le saune fanno male alle puerpere. Ho finito di leggere Zia Mame e mi sento un po’ orfana, come sempre. Se dovessi scegliere dove essere adesso non direi altrove, ci sono momenti in cui ora e qui contano, sono una salvezza. Un approdo. I lussi sono altri.

Mi sono immaginata vacanze alternative. Milano deserta, io dentro casa a ritinteggiare con la casa tappezzata di cellophane e scotch di carta. Musica e nessun orario da rispettare, librerie deserte tutte per me, the verde ghiacciato e occhiali da sole nuovi, unghie laccate, pensieri pochi e anche messi alla rinfusa. Scriverei per vivere se potessi, per permettermi il lusso di vivere tutte queste cose e di vivere danzando.

I always start writing with a clean paper and a dirty mind. (Patrick Dennis)

(E.)

I treni vanno a ballare nei musei a pagamento

prepare for landing - di Ault

prepare for landing - di Ault

Le vacanze sembrano ancora lontane. Appena arriveranno saranno già alle spalle, come tutti i presenti, tutti i presenti della nostra vita che diventano passati prima di sbattere le palpebre. Gli eventi sbattono sui nostri scogli, si schiantano come fulmini senza patria sugli oggetti che delimitano il nostro orizzonte.

Le vacanze paiono lontane. Le sento arrivare ma non so come andare a prenderle. Un tempo incomprensibile. Pioggia di notte da non farci dormire. E giorni di promesse, di cantieri roventi, di asfalti posati e di residence nuovi di zecca per i capi di stato. Compagnie di assicurazione che risarciranno i francesi dei giorni di sole mancati. I treni, gli aerei, i mezzi di trasporto, di locomozione, i mezzi che permettono di partire, di arrivare.

Scommettere. Come il superbowl. Come il lotto, numero star e tanti saluti e grazie. Non so quante caselle annerire, quanti numeri. Ti guardano come fossi sceso da marte.

Non si vince se non si gioca. Non si gioca se non si vince. Non si vince. Soddisfatti o rimborsati. Scommettere sull’arrivo, sul buon esito, sul numero di singhiozzi consecutivi. Scommettere sugli anni di vita del proprio cane. Scommettere sul numero di centimetri di pioggia caduti, sulle stelle che si contano in una notte intera, sui passi che ci separano dalla meta, sull’uscita dalla crisi, sui chilometri con un litro, sui giorni dall’apocalisse. E poi si va alla cassa, con lo scontrino. Un premio qualunque, purchè questa appaia come la nostra giornata.

Prego, gratti pure lei.

(E.)

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