Cima

cartagena - pedro pacheco

cartagena - pedro pacheco

Un passo dietro l’altro, mattina fresca di edera arrampicata, di ciottoli sotto i piedi.
Un passo di danza immaginato. Per pudore d’essere osservata.
Occhi socchiusi solo per intuire i passi e per non perdere la luce giusta.
E in mezzo ai palazzi, freschi di mattino, di vetri puliti e di nuvole riflesse dentro, arriva l’odore del mare.
Come se arrivasse di lontano, ma venisse vicino a sussurrare ad ogni passo.
Un ricordo di mare a curare questi passi, stanchi.
Un’ illusione di pace di amaca.
Come a Favignana, in quel giardinetto spogliato dal sole, prendere un fresco improvviso dopo una corsa in bicicletta.
Certe mattine sono come porte.
Inaspettatamente la maniglia si gira e un sorriso cieco ti porta soffi di iodio.
E dimenticare tutto, come se tutto fosse curato d’improvviso e una cima fosse stata lanciata poco prima di cadere giu`.
(E.)
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Published in: on luglio 10, 2009 at 9:09 am  Comments (4)  
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Chiedi alla polvere

Saskatchewan – Felix Constantinople

Saskatchewan – Felix Constantinople

Giornate convulse, fatte di fiato rincorso, di esilio.
Esilio da se stessi.
Giornate di parole arrotolate e di altre sparpagliate a caso. Fatte entrare dalle orecchie o respinte, fatte circolare dentro e fuori senza lasciare traccia o pesate come fossero once di metallo prezioso.
Lingue fuse insieme, pensate da sole. Lasciate su una tastiera inglese, senza accenti, ritrovati sui simboli quando c’è tempo o dimenticati lì senza grossi rimorsi.
Parole di madre, in una casa vuota e enorme, senza mobili, che sgombera i resti di una famiglia che non ha mai avuto. Parole raccontate di fratelli coltelli, limati a dovere e pronti all’attacco, anche con sessant’anni a cranio. Mai domi, infelici e tristi, come gli intellettuali di cui sto finendo il libro.
E penso ai posti dove non sono mai stata. A posti lontani che non ci è concesso di raggiungere, alla Siria e al Medio Oriente tutto, che sento come il mio nocciolo.
All’America che rimane sempre troppo grande. Alle nostre case carbonizzate e a quelle cadute. A quelle in piedi che ci aspettano tutti i giorni, vuote. Con la penombra a combattere il caldo e le pale dimenticate accese al soffitto.
Al tempo che ci spezza. Che ci frantuma e non ci restituisce tutti i pezzi.
Alle persone smarrite, a quelle che vorremmo raggiungere per sfiorare loro il pancione e dire che siamo lì e che non ce ne andremo.
Alle persone che non si vedranno mai più e che all’improvviso ritrovi su un aereo che ti sorridono. A quelle che non saranno mai tutte insieme nello stesso posto.
A tutti i baci sperperati e a quelli dosati. Ai sentimenti spesi e mai restituiti. A quelli rimborsati sul 730 e alle case che non avresti mai voluto vendere, perché lì c’era il tuo essere, il tuo sudore. E alle pareti da ritinteggiare.
Che mettersi a ritinteggiare fa bene.
Pulisce i muri e i pensieri tutti insieme.
E a tutta la polvere intorno.
Quella che divora tutto.
(E.)

Motel

Bagdad - Caifornia

Bagdad - California

Mi piace addormentarmi senza accorgermene.
Tutte le cose belle accadono quando non ci si accorge.
Scivolano dentro la nostra vita per caso.
E il caso le porta via.
Mi piace quando non si fanno promesse.
Le promesse generano aspettative.
 
E la vita deve essere presa senza attenderla.
La vita va colta, come una verde insalata, senza pesticidi.
Senza uccidere chi ancora non c’e`.
Come ronda preventiva, come medicina di mantenimento.
La giornata va sorseggiata, nel tempo che rimane.
Senza lasciare i resti sul tavolo, come nei dopocena indolenti.
(E.)
Published in: on giugno 12, 2009 at 9:27 am  Comments (13)  
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Snake

the hidden insult of hot water – foto di GustavoG

Mi accorgo che il tempo passa dal rapporto che ho con lui, con la mia faccia, con i momenti della giornata.
Fatica ad addormentarmi, io che parevo un sasso, io che ho dormito dovunque.
Colorito giallino che migliora solo col sole, che quindi può aspettare.
Adoro il mattino, prima non lo vedevo nemmeno, lo attraversavo di corsa colpita dalla sua necessità ma non presa da lui.
Come fosse il tuo compagno di banco, che è sempre stato lì per anni che ti pareva parte dell’arredamento.
Adoro la mattina, quella fredda e inospitale e quella che presagisce il caldo più afoso, ma che mantiene le promesse della notte con un cielo quasi vero e le ombre ancora morbide dietro ai palazzi.
L’adoro perché ti fa camminare, in tutte le stagioni ti regala profumi, odori pungenti, rumori meno netti, più ovattati. È dolce perché ti lascia leggere in pace, in attesa arrivi l’ora per andare, ti lascia immaginare che il mondo che vedi intorno sia la prosecuzione delle parole che stai leggendo sul bus.
E l’Africa che leggi pare di toccarla, senti il caldo in ogni pagina, senti che gli animali ti scrutano, ti attendono fino a sera, quando il caldo calerà e potranno agguantarti.
Sorridi, degusti il vino bianco fresco che scorre sotto, pensi che il senso di tutto in fondo stia nel prendere tutto che di buono c’è, saperlo riconoscere.
E con questi pensieri, con gli occhiali da sole e le cuffie, guardi i tuoi piedi camminare.
E sussulti. Ti fermi.
Come se i pensieri avessero preso forma, incredula, in bilico fra l’allucinazione e l’impossibilità.
Un serpente morto sul marciapiede. Intorno nessuno che lo abbia messo lì a bella posta.
Morto. Lungo, con la pancia all’aria, bianca, e la striscia della bocca lievemente aperta.
Un serpente morto a Milano.
(E.)

 

Published in: on Mag 22, 2009 at 9:14 am  Comments (4)  
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Scavi archeologici e tecniche di rianimazione

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La philosophie est à l’étude du monde réel ce que l’onanisme est à l’amour sexuel (Marx)
Anarchia e bizzarria.
Oggi vi racconto una storia, che voglio raccontarvi da mesi, ma non trovo mai il tempo e la voglia.
Pare il momento giusto, questo, detesto parlare di quello che non sta accadendo in questo momento, detesto la non politica, l’arroganza del potere, il silenzio sulle cose che contano, i posti a sedere dei milanesi sulle metropolitane, il silenzio su una donna che si uccide a ponte galeria, con in tasca l’espulsione da un paese che dovrebbe auto-espellersi, gli accordi con la libia sulle esplusioni scavalcando i diritti umani, detesto tutto questo e mi dispiace detestare, pertanto racconterò un’altra storia, una storia vera, una pagina dimenticata.
Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita.
Ho raccontato di mio padre, non ho detto delle mie squadre (perché non ne ho una sola) prima fra tutte la maggica, ho taciuto sul disgusto che provo per questo calcio intossicato e del ruolo che esso ha assunto come narcotico di stato.
In ogni caso ho sempre tenuto per i più deboli, per una sorta di predisposizione naturale.
Il toro e non la juve, il genoa e non la samp. La roma poi è altra cosa, scorre nel sangue, sotto porta metronia, attraversa via gallia e cammina a piedi mentre ti chiamano zecca sotto alla bandiera dell’emmesseì.
Gigi Meroni.
Cresciuto nel como, zompettava da bambino nei cortili col pallone fra i piedi. Senza pensare chi sarebbe stato. Tanti dei bambini che alleviamo pensano prima che saranno qualcuno e poi calciano in porta.
Lui non sapeva e faceva cose da pazzi.
Lui giocava e basta. Giocò nel genoa, e fece grandi cose, non senza errori.
I controlli antidoping li facevano anche allora, negli anni sessanta, anzi erano più seri di adesso, se potessi raccontarvi come e chi li fa adesso ridereste, ma sono segreti professionali.
Anfetamine, dissero, ma non fu mai provato.
Lui andò al toro. Dopo i tempi bui del toro, quando il toro si stava riprendendo ormai, dopo la tragedia.
Sorrido, penso al caso e a come gira.
Se digitate luigi meroni e toro su google viene fuori la tragedia di superga, in cui non c’entra nulla. E lo sapete perché? perché il pilota di quell’aereo si chiamava pierluigi di nome e meroni di cognome, ma non era nemmeno suo parente, ma lui, gigi, per sempre sarebbe rimasto legato al toro. A nereo rocco, alla città, alla morte.
Matto, dicevano, beat lo chiamavano altri. Lui pareva oscar wilde o il quinto beatle. Dipingeva anche, portava galline al guinzaglio, segnava gol magnifici.
Faceva cose folli, almeno per i tempi, disegnava abiti, bloccò la cerimonia di matrimonio della donna che amava che stava per sposare un altro.
Correva, si travestiva.
Correva, volava.
Correva.
E camminava, come quella domenica in cui fu travolto da una macchina vicino casa sua.
Al volante Romero, proprio lui, il Romero presidente, diciannovenne, suo tifoso.
A 24 anni e con un modo di vivere che pare lontano anni luce da oggi.
Anni sessanta ruggenti, di vita pulsante.
Anarchia e bizzarria.
Che ricordare questa storia fa quasi male. Perché viene subito in mente come la passione sia morta e meno male che è venerdì, così spengo tutto.
E accendo la voglia di essere diversa da come sono.
Accendo il mondo che dorme.
O meglio provo a rianimarlo.
(E.)
Published in: on Mag 8, 2009 at 11:59 am  Comments (12)  
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Ho quasi paura che si perda

foto di jeffrey-antony
Un sole inaspettato, per tutto il tempo che durerà.
Quel poco ché ci si riabitui alla luce, poi sarà scontato.
A Banyuls bambini maltrattati e denutriti. Per follia e mancanza di danaro.
Vorrei poter parlare a tanta gente e farmi capire, come solo una buona giornata sa fare, per coloro che sanno apprezzarla.
Ogni regola necessita della sua applicazione per esistere.
Come se il sole per poter essere necessitasse d’essere visto.
E invece non si può guardare il sole.
Ma quando c’è si vorrebbe restasse.
Sconclusionata, come questo aprile. Non accetto ci si abitui alle cose.
Come al sole.
(E.)
Published in: on aprile 17, 2009 at 11:04 am  Comments (8)  
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Uomini bianchi con gli occhi azzurri

la foto è di James Good

Con gli abiti talari.
In un periodo di foto di gruppo e promesse, di ammortizzatori che non smorzano affatto, di oscillazioni da curve di montagna e da allarga la tua casa che c’è un amico in più, se sposti un po’ la seggiola ci cadi dentro anche tu.
In questi giorni di reality e di famiglie con tanti figli, inesistenti, di sogni attaccati con i post it sul bordo di uno schermo.
Nei giorni di questi scontenti in cui anche la chiesa si impietosisce e promette soldi e aiuti alle famiglie, le notizie non arrivano. Pare che solo fuori da questa nazione la gente protesti e resti senza un lavoro.
E non è così.
In questi giorni una realtà italiana prestigiosa, l’ultimo baluardo della ricerca italiana, è in agitazione e rischia di chiudere i suoi battenti.
I proprietari sono preti.
Ma non dovevano aiutare i malati o li sanno aiutare solo come hanno fatto a Serra d’Aiello? E aiutare i malati non significa fare in modo si trovino i rimedi per farlo?
La ricerca non riscuote molto successo in Italia, lo sappiamo.
Inutile ci raccontino gli imprenditori che vogliono si allenti la pressione fiscale per investire più allegramente sulla ricerca.
Fumo negli occhi.
Per salvare le chiappe del 5% del mondo ci siamo caduti dentro tutti.
E ci hanno levato la speranza. Quella di potercela fare, di riuscire ad elevare le nostre menti, se non possiamo elevare altro.
Quella di scoprire, di contribuire alla crescita del mondo.
E invece paghiamo la scelleratezza di pochi e la cecità di molti.
I preti ammoniscono sul paradiso, che ci attende. E di paradiso oltre al Liechtenstein e alle Cayman nemmeno loro sanno.
E mentre i presunti grandi, coi rialzi sotto le scarpe e la voce sempre troppo alta, fanno finta di lavorare, fuori il mondo scorre e avrebbe davvero tanta voglia di lavorare.
Senza elemosine.
(E.)

Published in: on aprile 3, 2009 at 10:32 am  Comments (4)  
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Pornographie

Intossicati di televisione, ingoiati dalle brutte parole, scritte male e pronunciate peggio.
Ci sono poche parole da salvare e di solito sono quelle pronunciate per caso, senza pensarci troppo.
Certamente non vengono fuori dalla televisione. O non le si trova sulle pagine di un giornale.
Spesso si incontrano per caso.
E tutto il resto pare pornografia. Tutto. Condito di ipocrisia, di voyeurismo, di benevolenza.
Ci restano solo alcuni pionieri. Fotografi per caso, pensatori da marciapiede.
Solitari parolieri, mogol delle ombre.

Nous sommes votre maigre satisfaction dans un monde composé de faux authentique. La substance pure disparaît au profit d’une société du faux. L’ère de l’Hyper réalité est arrivé, allé tous regarder de la pornographie dure. (Benoit Paillé)

(E.)

Published in: on marzo 27, 2009 at 11:58 am  Comments (5)  
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Altrove

Le trasmissioni religiose nei prossimi giorni trasmesse da France 2 saranno accompagnate dal logo della campagna della lotta contro l’AIDS.
Quando i francesi decidono di manifestare si ferma il paese.
Non esistono più le mezze stagioni.
Siamo sempre meglio noi.
Lo scrittore Frédéric Beigbeder non ama più scrivere su facebook, non ama più le relazioni virtuali, chiuderà il suo spazio, esprimendo la deriva intellettuale del virtuale e non solo quella intellettuale.
Molti di voi si chiederanno chi è Beigbeder. Direi che è un simpatico nichilista edonista. Un sobillatore, un pioniere, un matto, un cartone del latte.
Ma in un mondo di cartoni di latte, più o meno scaduti, più o meno avvelenati.
In un furgone pieno di orci d’ olio, l’uno che sfrega sull’altro.
In un luogo comune su cui si scivola.
In un pianeta di governanti sorridenti e di talk shows, ogni tanto tocca sperare di essere spediti altrove.
(E.)

How to say a lie

qui sopra una foto di oldbeachris, una immagine notturna nella città di orton

Perché io ti conoscevo e ti amavo anche in passato virgola ancora prima che tu esistessi virgola perché solo dopo averti incontrata sono diventato cio` che sono punto

Abituati alle bugie ci pare anche questa una gran bella cosa da sentire.
Con punteggiatura orale e calcoli da finanza creativa.
Il 2009 ci dicono sarà peggiore del 2008 e che forse forse nel 2010 ci sarà una crescita del -0.7%, mentre il parlamento cinese si è riunito per l’unica volta all’anno solo per ratificare i provvedimenti del premier. Nel frattempo scopriamo che Obama si sta imbiancando e il mondo trema con la General Motors.
Ok, dicevamo?
Ti amavo anch’io virgola prima di sapere come i miei genitori mi avrebbero chiamata punto

(E.)

Published in: on marzo 6, 2009 at 11:47 am  Comments (8)  
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