Il compleanno dell’Imperatore

Lake Tōya - photo by Ming-chun Kao

Ci sono giorni in cui quando esce il sole pare davvero sia in grado di curare tutti i mali. Di pulire il mondo dalle brutture, di cancellare il natale per chi non lo vuole e di darlo a chi lo cerca. Mi ritrovo sotto ad un albero vero con gli aghi conficcati nel maglione a sette anni. Con due babbucce ai piedi e calze di lana bucate sulle ginocchia. A montare le luci e le palline, di corsa prima dell’ora di cena. Sottane viste dal basso, le sottane degli anni sessanta nel millenovecentottanta, con due stivali a controllare tutto, che nessuno si faccia male, si fulmini con il filo. E cotto a terra, lucido, una cassapanca di legno del seicento di lato, piena di buchi, un ingresso visto dal basso, che pareva enorme. L’attesa era carica, ci sarebbero stati papa` e mamma, che in una stessa stanza non li ricordavo più e non ci sarebbero più stati a natale, e natale non sarebbe stato più. E adesso il natale è solo dormire un po’ di più quel mattino e cucinare a cena i calamari ripieni e sperare che l’anno che viene possa portare qualche viaggio, qualche buon libro, qualche mattina stretti sotto le coperte, un paio di buone foto e tanta pazienza. E oggi in Giappone è festa nazionale. L’imperatore fa il compleanno e stanno tutti a casa, senza scarpe, molli, stanno a casa e gioiscono del piacere effimero di festeggiare un cesare del duemila, un Akihito che ha chiamato il suo regno Heisei. Il regno della pace imminente. Che imminente sia. Ecco, questo mi auguro, nel giorno del compleanno dell’ultimo imperatore.

(E.)

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Telesina

Proprio ieri parlavo di padoa schioppa, o meglio della compagna sua diletta, giornalista de “la stampa”.
E stamattina scopro che in politica si può davvero dire ciò che si vuole.
Si possono inventare milioni di euro per poi dire che magicamente sono spariti.
Il caro coon ieri descriveva la situazione elettorale degli USA quasi con lo stesso spirito di quella italiana, purtroppo, anche se non nascondo la mia idiosincrasia per gli states, per la plastica e per il consumismo sfrenato, per le confezioni famiglia per obesi e per lo slogan facile tipo I LIKE MIKE, l’italia si trova in una situazione di emulazione da topolino. Ladri di polli contro falsari di fino, insomma.
Pur preferendo, per ignoranza ammetto, il bel paese, in questo periodo desidererei essere altrove e osservare sulla CNN i comizi con bandierine e majorettes.
Invece ci tocca guardare quelle facce, sempre le stesse: siamo pochi forse, è per questo che sono le stesse e gli uomini nuovi debbono ancora nascere. Facce da impuniti, da milantatori, da traffichini di bassa lega. Da panzoni inginocchiati davanti agli altari.
I pokeristi non amano la telesina. Ti svena sino all’ultima carta per poi fare vincere per altezza di carte o per una coppia. Ecco.
Il gioco non vale la candela, per restare nei luoghi comuni, che tanto si amano nel nostro paese.
E la storia va a farsi strabenedire.

(E.)

Published in: on febbraio 12, 2008 at 9:40 am  Comments (16)  
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