Babushka

the photo is mine - storm feuilles - under the leaves a bit of music

Accade quando si cade. Che il tempo pare sia trascorso senza lasciare traccia dietro di sé. E il presente non è più come quando lo immaginavi futuro. Che il futuro non esiste, non è più. Non ha sogni da portare con sé, non ha favole da raccontare, non ha storie fantastiche cui avvinghiarsi. Quell’attimo che dura un soffio, quando tutte le foglie intorno sono cadute e il tappeto rossastro pare fresco e ancora vivo. Quel momento è già passato. Non hai fatto in tempo a raccoglierlo che è morto. Ha esalato il suo ultimo respiro, ha fatto la sua rivoluzione. La rivoluzione silenziosa di chi osserva cadere. Di chi guarda impassibile quella perdita del mondo tutte le volte e si copre il volto, perché non ha più nulla da desiderare. E l’attimo esatto quando si avverte che si sta per cadere risulta chiaro tutto, per un istante. Ciò che si sarebbe potuto fare, il dolore della caduta, la voglia di afferrare una maniglia e restare appesi. E in quell’istante, sotto la doccia, con la tempesta di gocce, con i piedi scivolosi, rinascere. Senza cadere fare la rivoluzione. Una piccola.

(E.)

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Piove anche se non voglio saperlo

emmaphotos

foto di emma, che non sono io

Non ci si arrende all’evidenza. Ti dicono che piove e poi piove, ma continui a non credere alle previsioni del tempo. Che gli oroscopi sono più attendibili, tanto non dicono mai niente di nuovo. Mi sono dedicata al bianco e nero. I sogni spesso lo sono, almeno così dicono. Se dovessi adesso pensare ai colori dei sogni non saprei cosa dire. Come di fronte a un milione di altre cose, peraltro. Il tempo trascorre sulle linee della mia fronte, ho una riga che detesto, che non è fissa ancora, ma che compare spesso, al centro della fronte, fra i due occhi, sopra il naso. La trovo e vorrei cancellarla, altre volte le sorrido, come se un vecchio amico fosse tornato a farmi visita. L’umore non puoi prenotarlo. Gli anni nemmeno. Ma tutto il resto sì. Non ditemi che piove, perché non m’interessa, avevo prenotato un lunedì di belle parole, mi hanno consegnato un pacco di caramelle masticate. Per possessori di dentiere nostalgici. Non so quanto abbiano sbagliato. I denti li ho, ma li do per scontati.

(E.)

Published in: on settembre 14, 2009 at 9:43 am  Comments (5)  
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Boa sorte

A volte solo la dolcezza può curare una ferita, nessuna ossigenazione, nessun cerotto.
Solo una matassa di dolcezza srotolata e buttata lì per chi possa prenderla.
Prendo un capo. Prendo questo timido sole che illumina le bellezze del mondo e il loro contrario.
Prendo i colori di queste foglie bagnate sull’asfalto, il colore dei loro riflessi sulle pozzanghere.
E prendo il sogno.
(E.)

Published in: on novembre 6, 2008 at 9:44 am  Comments (9)  
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Le foglie lo sanno

la foto è di andrew blumenfeld, sotto le foglie la musica: funky bahia

Di questi giorni ricordo il tempo folle di un ottobre che non vuole rassegnarsi.
Un vento leggero e un sole premuroso.
Le foglie nonostante tutto. Gialle nonostante tutto.
Che non si fanno incantare da una promessa non mantenuta.
Che non si fanno infinocchiare da un bel muso giallo, che non si fanno comprare come i negozi dai musi gialli ecco.
Le foglie lo sanno che è già autunno, lo sanno le strade e le piante sui balconi.
Di questi giorni ricordo, come un film che scorre veloce, fotogrammi che rotolano gli uni sugli altri, fotogrammi di cose comuni, spesa, partita di pallone, scale mobili, luci intermittenti, sergio mendes, milano silenziosa, il vapore del ferro da stiro, il sole sugli alberi ingialliti, l’azzurro del cielo sopra le creste degli edifici, le foglie cadute sul campetto di calcio, un ramo rosso attorcigliato su un albero di fronte alla finestra della cucina, i libri comprati a metà prezzo, il sapore del caffè dopo otto ore filate di sonno, la gatta che si struscia sulle mie falangi, il calcare sulle piastrelle del bagno, le canottiere di tela mandate in letargo per l’inverno come ghiri nei boschi.
Riavvolgo il nastro e vado al lunedì.
Mas que nada.
(E.)

Published in: on ottobre 13, 2008 at 9:39 am  Comments (15)  
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U

in attesa dell’alba -foto di claudio parente, sotto, glenn gould

Stringo fra le dita il primo caffè, la notte non ha portato consiglio, è stata turbolenta.
Questo giorno si srotola piano, è mattina da ore, pare, e il cielo ha lo stesso colore, ingiallito da un sole scolorito, di ieri.
I camionisti fumano negli angoli dei capannoni, gli aerei volano, ancora per un po’.
Il custode risponde al saluto per educazione, gli rode che una volta gli ho fatto aprire il cancello prima del tempo, per poter uscire.
E che il suo camper deve stare fuori dal cortile.
Mentre i parcheggi aziendali sono vuoti.
Lo spreco lo irrita, si vede.
Chiudo la finestra dietro al mio schermo.
E metto su Goldberg Variations. Che mi racconta la storia della perfezione del suono. O almeno una delle sue versioni.
Questa storia profuma come questo autunno, una storia di un uomo insolito ed eccentrico.
Un uomo che cantava mentre suonava e nelle incisioni si può ancora sentire la sua voce.
E che diceva che le incisioni erano un concerto senza sale.
Eppure quel concerto sciapo fu quello che ce lo fece conoscere.
Vi regalo Glenn Gould, che era d’oro al secolo ma essendo sciocco, come il pane toscano, aggiunse una u, chè una u in più non si nega a nessuno.
(E.)

Published in: on settembre 23, 2008 at 9:29 am  Comments (24)  
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