Here comes the rain again

la foto è di Neloqua

Un’altra domenica si è sciolta fra le dita. Il solito silenzio rotto dalle solite gocce fuori e dai soliti rumori dentro, misti di pensieri e di negazioni. Di salite e di piedi invisibili che fluttuano in un vuoto di caduta libera.
Come la sensazione di volare, scontrandosi con un madido risveglio di stecche di persiane illuminate.
Come se il tempo, uno qualunque, non volesse arrivare. E invece quello degli altri fosse lì che li aspetta.
E invece il tempo arriva, strafottente, solo che indossa le calosce. Indossa un berretto e la giacca di mezzo tempo.
Un tempo alterno che non molla di un passo. Un dribbling che non so fare.
Io che ci provo sempre a calciare ma ho i piedi palmati. Come se un’oca si dovesse arrampicare.
I risvegli sono contorti, accartocciati come vecchi scontrini in fondo alle borse.
Ingialliti dalla luce puntuale che si scontra con le cornee.
E il giorno è sempre lo stesso, nelle scarpe sotto al letto, nell’orologio da indossare.
Eppure ogni giorno mi parla. Come un amante. Con le parole più nuove.
E ascoltarle cancella quelle sognate e quelle pensate prima di dormire.
Ardesia e gesso.
(E.)

P.s. nel fine settimana è uscito un altro mio articolo su LIBMAG, fateci un salto se vi va.
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Published in: on giugno 16, 2008 at 7:32 am  Comments (13)  
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Pilgrim to pilgrim

el camino de santiago de compostela – foto di katrencik

“Ma il vero amore e’ un fuoco duraturo, che brucia per sempre nella mente
Mai malato, mai vecchio, mai morto
che non si volge mai altrove”

Questi gli ultimi versi di una delle poesie elisabettiane di un navigatore, esploratore, poeta del cinquecento.
Il mondo riscopre il passato, mescolando, in modo spesso improbabile, Walter Raleigh e il pop.
La poesia non ha un luogo, né uno strumento definito, potremmo obiettare a quella che può sembrare una frase saccente.
Ma nessuno oggi conosce Walter Raleigh.
A Cambridge in un testo d’esame, in una dispensa come la chiameremmo noi reduci dalle università italiane in cui alle dispense spesso veniva dato più valore dei manuali, si propone un confronto di poesia, fra l’elisabettiano e le canzoni folk o pop dei nostri tempi.
E le canzoni scelte oltre alla deliziosa Boots of Spanish Leather di Dylan, una inquieta ballata per vecchi e saggi , una storia di due amanti, di un bivio, e del mare aperto, e la struggente Fine and Mellow di Billie Holiday, ecco comparire la Winehouse:
“…tutte le nostre questioni futili
noi beffati dalle divinità
e adesso il fotogramma finale è che
l’amore è un gioco a perdere…”

Esame di critica pratica.

I got a letter on a lonesome day,
It was from her ship a-sailin’,
Saying I don’t know when I’ll be comin’ back again,
It depends on how I’m a-feelin’.

Well, if you, my love, must think that-a-way,
I’m sure your mind is roamin’.
I’m sure your heart is not with me,
But with the country to where you’re goin’.

So take heed, take heed of the western wind,
Take heed of the stormy weather.
And yes, there’s something you can send back to me,
Spanish boots of Spanish leather. (Bob Dylan)

Mi sento di chiudere così, perché quando sembra tutto sia finito, troviamo sempre qualcosa per cui valga la pena di aspettare.

(E.)

P.S. per chi volesse fare un salto su LIBMAG, c’è un mio articolo sui ponti, veri e virtuali.
Published in: on maggio 30, 2008 at 7:28 am  Comments (18)  
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Un venerdì da leoni

Il mio oroscopo stamattina era preciso: stare lontano dalle provocazioni. O una cosa simile.
Trovo sia un esercizio difficile se proprio le provocazioni mi rincorrono come bestie fameliche.
Ma ci proverò.
Intendevo segnalarvi un mio articolo pubblicato su LIBMAG – Il buono e il cattivo – sulla detassazione degli straordinari, e invitarvi, se foste a Roma stasera (e dico beati voi, perchè per me non c’è verso di riuscire a fare un salto), nel luogo sopra illustrato.
Il titolo mi sembra davvero perfetto anche per il mio stato d’animo e il gruppo francese “1980” nato nei ghetti di Parigi e sviluppatosi successivamente nelle strade di Barcellona avrà la possibilità di iniziare la sua performance in galleria e proseguire sulle strade del quartiere circostante, con musica, installazioni video e altre espressioni della sua creatività.
Cin!
(E.)

Published in: on maggio 23, 2008 at 10:59 am  Comments (27)  
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