Sbronze

sotto le porte di Patrick Smith, Walking in the rain – Grace Jones

Mi sono ubriacata di Michael Jackson. Mi sono ubriacata di cose inutili, di iniezioni inconsapevoli. Mi sono chiesta perché niente è cambiato da quando ero piccina. Ho sentito dire che gli anni ottanta sono stati gli anni più trasgressivi, quelli in cui tutte le devianze sono uscite allo scoperto. Mi sono chiesta come mai questa ignoranza venga iniettata a così alte dosi e quali siano gli altri effetti collaterali. Oltre agli effetti desiderati. Ho bevuto sorsi di Socrate per controbilanciare. Ho sorseggiato una cedrata per stemperare tutto quell’alcool. E ho aggiunto due gocce di Wilde, così per non smettere del tutto. Ho pianto sulle tombe della cultura, dell’arte e della scienza, ormai rimaste senza fiori.

(E.)

(penso ai morti senza folla di sotto a piangere, i morti di teheran)
Published in: on giugno 29, 2009 at 9:56 am  Comments (13)  
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Esilio e nuvole

una panchina di Genova - Andrea Pompilio

una panchina di Genova - Andrea Pompilio

Le panchine hanno una loro storia, dicono le prime parole fra le stecche di metallo, fresche di vernice odorosa, appaiono comode a chi ha le scarpe strette, a chi cerca refrigerio nell’angolo in ombra. Spesso affiorano, come foglie su uno stagno, quelle che hanno avuto un senso, le panchine amate, quelle dimenticate, quelle sotto gli alberi, quelle al sole, quelle di fronte al mare.

Una panchina a Villa Ada, a Roma, accanto ad un albero molto alto, col tramonto rosato di un giugno modesto, con i bonghi in sottofondo. Un libro di compagnia o un bacio rubato con un vestito leggero.

Le panchine dei boulevards di Parigi o di Montmartre, le panchine su cui finivo, sfinita, dopo lunghe camminate a scrivere le parole nuove che avevo imparato, il senso dei silenzi e delle pause fra di loro.

Quelle di Stoccolma al Djurgården, davanti ad un mare increspato di ottobre, con i colori caldi dell’autunno e le cuffie nelle orecchie.

Panchine dimenticate e solitarie, nascoste sotto rientranze che non vedi, cucite fra il verde e il muro, di legno masticato dal vento e dalla pioggia, vuote e ospitali, riparate ed esposte.

Ci sono luoghi che non ti aspetti, congelati nella memoria o svaniti ma pronti a tornare, arrampicati sulle stecche di legno sino in cima. E ci sono panchine sbocciate come fiori nei ricordi di fotogrammi. Le panchine dei film.

La panchina di Sweet November sulla quale ho versato due lacrime silenziose, una panchina non usata, lì sullo sfondo di un’alba di commiato, quella di Monty della 25a ora, quella di fronte all’Hudson, sempre all’alba dell’ultimo giorno concesso, muto, intenso, immobile. La panchina di Will Hunting, di quelle che ricordi le parole una per una, perché “sei solo un ragazzo, tu non hai la minima idea delle cose di cui parli”.

E le panchine di saluto, dolenti come quelle di Dostoevskij, belle e profonde come un ultimo respiro prima dell’apnea o dell’oblio, prima di finire tutto e tornare a casa. Le panchine di Amburgo, che suonano nelle parole di Capossela. Esilio e nuvole, dice. Che pare raccontare della panchina di Beckett, quella dove conosce Lulu e dove va a cercarla poi per ritrovarla. Panchine all’alba o al tramonto, panchine di passaggio, indecise. Fra il buio e il giorno. Fra i desideri e le stagioni. Che corrono veloci davanti a loro, corrono per arrestarsi sulle foglie cadute, per poi volare sbattute dal vento. Panchine di sostegno. A ricordi.

Ho prenotato una sosta alla Feltrinelli questo sabato. Se piovesse non sarebbe grave. Comprerò libri. Per panchine.

(E.)

p.s. sotto la foto due canzoni: Amburgo e Fatalita` di Vinicio Capossela
Published in: on giugno 25, 2009 at 11:50 am  Comments (11)  
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Due dita

rosa pomar e la carnation revolution

rosa pomar e la "carnation revolution"

Svegliarsi un po’ è come strapparsi uno per uno i sogni, appesi ad asciugare, sogni di bianco e di nero con colore a sprazzi. Scollare i bordi di una scatola che contiene perline. Tenere nei palmi l’unica acqua rimasta a dissetare.

Svegliarsi. O tornare. Un po’ lo stesso.

Rimettere i pezzi insieme, disfare le valigie o lasciarle lì ad aspettare come se la porta fosse stata chiusa solo per un minuto e i piedi scalzi lo restassero solo il tempo di un sorso d’acqua a canna davanti al frigo.

Tornare e tornare adulti. Senza scampo. Come se si potesse regredire, ma solo nel sonno o nel viaggio.

Diventare due dita, piccole, e non avere paura del mondo, grande.

(E.)

note: ancora spunti, per non perdere le buone abitudini, oggi e` la carnation revolution.

Dire bugie mentre si muore

bresson

cartier bresson

Oggi proprio mi va di scrivere scrictu sensu di me.

Uso questo spazio come disse un certo asino tanto tempo fa come fosse un diario di una adolescente mestruata. Mi sentii offesa quando lessi questo commento quando io scrivevo di ben altre cose che di personali sensazioni. Ma il senso era chiaro. Anche se attaccava me in quanto donna, risaputamente priva di contenuti al di là di quelli dello shopping e delle vacanze ai caraibi, in fondo al mio corazòn la pensavo anch’io cosi.

Ho sempre amato scrittori uomini, come se in loro trovassi il respiro che mi mancava leggendo la maggior parte delle donne. Dovute eccezioni, esemplari, eccelse, a parte. (Sorvolo volutamente, ma non col pensiero, su utilizzatore finale e sulle donne vituperate e svilite)

Ma non aveva tutti i torti l’asino anche se non vorrei saltaste subito voi donne che leggete, non scandalizziamoci se spesso parliamo di moccolosi e di unghie laccate, non tutte, per fortuna, e non scandalizziamoci se anche quando non lo facciamo non scriviamo benissimo.

E dunque questa avventura, nata in due, donne per giunta, e poi proseguita sin da subito da sola, oltre alla rivincita personale vuole essere anche un tentativo di distaccarsi dal diario, ma di non disquisire sui massimi sistemi, da scienziato avulso dal mondo pulsante e poco edificante che nuota intorno alle provette di fronte.

Davo un’occhiata stamattina alle chiavi di ricerca con le quali si giunge da me, su questo divano sgangherato, un po’ demodé.

E ho scoperto misteri incomprensibili, misteri della fede: uomini con gli occhi di fuori, rene magritte il principio di incertezza, “chi sta in alto dice”, dire bugie mentre si muore, donna capelli corti, buttate ogni opera in versi e in prosa.

Mi sono accorta che queste chiavi mi rappresentano perfettamente e non riesco a capacitarmene.

La cosa più interessante è proprio quel dire bugie mentre si muore.

La cosa peggiore, più becera.

Detesto chi mente, un tag utilizzato spesso è appunto bugie, come fossero i reati peggiori.

Mentire sapendo di andare verso la fine poi, tutti i giorni, è quello per cui protesto, quello per cui mi scaldo tutte le volte.

E tutte le volte penso che tutto venga generato e termini con o nelle menzogne, come una affannosa corsa in circolo di cui accennavo ieri.

La vita dei criceti.

E pensare che, ascoltando uno stupido esito di una ricerca scientifica anni fa, il mio compagno apprese che le donne assomigliano ai criceti e quando vuol far lo spiritoso mi chiama col suo verso.

(E.)

…e visto che oggi siamo proprio sul personale e sui propri gusti e sul proprio modo di vedere e vivere e respirare, sull’incertezza ancestrale e sui suoi contrari che in questo momento mi sfuggono totalmente, visto che oggi siamo in tema di non sappiamo chi siamo o chi sono quelli che ci stanno di fronte, visto che siamo in tema che ce ne andremmo se sapessimo dove diamine andare, vi segnalo questo post e il suo autore, che leggo e che apprezzo.
Published in: on giugno 18, 2009 at 12:16 pm  Comments (8)  
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Lavorare gratis

a camera tossing shot - mick logan

a "camera tossing" shot - mick logan

Battaglia per sopravvivere. Come sotto i cartoni vicino al supermercato. Che ha messo il vestito nuovo, ha messo la frutta in bella vista, le luci rossastre per far sembrare tutto da copertina.
Supermercato strapieno, come prima di un uragano.
E tanti ortaggi che si affollano alle casse, ortaggi parlanti, con bocche di cavolfiore e sorrisi di peperone.
La British chiede ai suoi dipendenti uno sforzo. Lavorare gratuitamente in luglio. Essere flessibili, aiutare l’azienda. Che perde, per il momento, duecentoventimilioni di sterline.
Che dio poi se passa aiuterà, ma intanto tocca far da soli.
Aria cattiva per gli aerei. Un periodaccio.
E qui si resta a guardar zucchine di ritorno dal lavoro. A cercare fra gli scaffali qualcosa che faccia dimenticare caldo e fatica. Qualcosa che ci aiuti a comporre una buona cena.
Consumare in fretta, parlando con la bocca piena.
Restare stremati dalla stanchezza.
Mascelle che seppur poco impegnate hanno terminato la corsa e seguono meccaniche i cambiamenti di luce dello schermo di fronte.
Nemmeno la dignità.
Non so se ci sia rimasta quella.
Ma la sera non ci si ricorda della dignità, la sera si cerca un refolo d’aria entrare dalla finestra e il buio, con una piccola brace arancio e i pensieri in fumo.
(E.)
Published in: on giugno 17, 2009 at 10:11 am  Comments (14)  
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Escapologia

Giustizia - Cappella degli Scrovegni - Giotto

Giustizia - Cappella degli Scrovegni - Giotto

I viaggi e le evasioni. Interpretazioni, semplici scomposizioni delle parole.
Davanti al secondo caffè della giornata, col ricordo del primo ancora negli occhi, assonnato in cerca di conferma di sole fuori, fra le tende e gli alberi.
Liberarsi dalle catene. Senza leggi ad hoc.
Liberarsi dalla camicia di forza. Senza corrompere nessun secondino.
Fuggire.
Non si torna indietro dopo. Anche se spesso ci viene concessa una seconda occasione.
E nessun illusionismo ci riporta indietro la coscienza, se essa è stata ingoiata dal mostro di passaggio, travestito da occasione, da denaro, da comodità, da salvezza.
E nessuna religione o filosofia.
Nessun rimedio, appiglio. Nessun gancio per arrivare in cima a mani nude.
Perchè siamo costruiti con carne e illusione.
Con un soffio di vita nel mezzo.
“Se dici  ad una capra di disegnarti dio, disegna una capra”.
(E.)

Motel

Bagdad - Caifornia

Bagdad - California

Mi piace addormentarmi senza accorgermene.
Tutte le cose belle accadono quando non ci si accorge.
Scivolano dentro la nostra vita per caso.
E il caso le porta via.
Mi piace quando non si fanno promesse.
Le promesse generano aspettative.
 
E la vita deve essere presa senza attenderla.
La vita va colta, come una verde insalata, senza pesticidi.
Senza uccidere chi ancora non c’e`.
Come ronda preventiva, come medicina di mantenimento.
La giornata va sorseggiata, nel tempo che rimane.
Senza lasciare i resti sul tavolo, come nei dopocena indolenti.
(E.)
Published in: on giugno 12, 2009 at 9:27 am  Comments (13)  
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Buyology

la Defense - Paris - Dmitri A. Mottl

la Defense - Paris - Dmitri A. Mottl

Ci sono letture che non consiglierei, libri creati ad arte per fare cassa.
Libri che i giornali pubblicizzano per riempire le pagine di giornale.
I giornali. Questo grande rebus. Non tento nemmeno di risolverlo. La settimana enigmistica la lascio a mia madre che sul suo divano, sia che piova, sia che ci sia il sole, ammazza il tempo. Che l’assilla per la sua assenza.
Mi ritrovo tutte le volte a sedermi al suo fianco a riempire le caselle vuote di lettere, con la sua matita smozzicata e la sua gomma, sempre quella e sempre più piccola.
I nostri incontri si riducono a questo, quasi del tutto.
A parte il discutere su cosa mangiare e sulle grane coi parenti.
Le parole crociate senza schema, poi, sono l’argomento migliore. Lei spara a caso risposte e io spesso trattengo le parole, quelle che non dovrei mai dire e che spesso riesco a non dire, colpevolmente.
I giornali freschi e i miei commenti, mentre lei non segue mai e rimane persa nel suo mondo fatto di caselle nere e di un lapis.
Pensavo a lei quando leggevo su uno di quei giornali da tempo perso. Pensavo a cosa avrebbe detto, al suo commento sconclusionato se le avessi detto che per cinque minuti mi ero convinta a leggere un libro illegibile sui motivi per cui compriamo.
I motivi che stanno alla base delle nostre rivendicazioni di status sociale.
I motivi per cui rivendichiamo il nostro diritto ad esistere su questo pianeta.
Perché compriamo.
E le conclusioni, anticipate e sintetizzate, sulle verità e sulle bugie che ci vengono instillate senza distinzione, che mescolandosi restano bugie pure. Casi del caso, incroci maledetti fra il vero e il falso sociale.
E questa recensione parlava del diritto di essere dimenticati.
Un diritto che pare antitetico con tutto quello per cui siamo stati allevati.
La memoria, il suo altare.
Il diritto di non disperdere senza ritegno aspetti riservati della nostra esistenza.
Una sorta di liberazione da tutte le catene di cui ci siamo abilmente forniti per rimanere ancorati a questo mondo.
Un taglio di gps.
Uscire e mollare tutto, lontani da mète che ci abbiano imposto per esistere.
Un po’ come mia madre, ecco.
Riuscire come lei a uscire senza rete e vagare senza meta pur rimanendo sul divano.
(E.)
P.s. per il libro, fate un giro qui
Published in: on giugno 9, 2009 at 5:57 pm  Comments (4)  
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Pirati

C’è un mondo che salpa senza di noi.
Ci sono scenari da far west, ci sono sparatorie fra fratelli laburisti, ci sono estati piovose e izquierdas unidas almeno in spagna, olandesi vecchi colonialisti e sfruttatori che si svegliano xenofobi, ma ci si erano anche addormentati; ci sono verdi che tingono i vialetti di fronte casa per vendere meglio i loro immobili.
Vento in poppa.
Prendo un caffè e ascolto una donna che chiede la separazione consensuale dall’italia.
Guardo i pannelli scoperchiati del sottotetto del mio ufficio, il vento ha provato a soffiare forte, ci ha restituito un cielo incerto e un seggio ai pirati svedesi del piratpartiet.
Verrebbe voglia di tornarsene a letto.
O di salpare con la benda e i capelli al vento.
(E.)
Published in: on giugno 8, 2009 at 9:12 am  Comments (12)  
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Chi non muore

Manifestación a favor de la Neutralidad en la Red en Madrid, 24 de Mayo de 2009, Plaza del Rey – foto di Pedro Pacheco – sotto “ain’t no mountain high enough”

Chi fa la spia
Chi non risica
Chi lascia la strada vecchia
Chi la fa
Chi dorme

Ci promettiamo la vita eterna, ascoltiamo chi ci dice che gia` quella che abbiamo e` meglio di quella di tutti gli altri.
Il nostro e` un problema psicologico.
Basta una crociera e tutto passa.
Queer eye for the straight guy.
(E.)