El viaje

photo by byfer

Smettere. Si smette prima o poi.
Di fare dire baciare. Si decide, o nemmeno, e si smette.
Certe volte bisognerebbe farlo.
Come per convincersi che, dopo, il prima e il poi diventino del tutto diversi.
Bisognerebbe, anche se questo non avvenisse.
Svegliarsi e smettere, così, senza preavviso.
Di respirare, di sorridere, di camminare.
E fermarsi. Che smettere è difficile, ma fermarsi pare ancora peggio.
Lasciare tutto com’è e ridursi a parte del mondo statico.
Che pare ormai nessuna stasi sia ammissibile.
E mi ritrovo a guardare l’ombra di una foglia tremante, rimasta sola su un ramo.
Pronta anche lei a partire per il suo viaggio.
Smettere quindi.
E partire.
(E.)
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Published in: on gennaio 22, 2010 at 12:01 pm  Comments (19)  
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Paris, dimanche

the photo is mine

Un tramonto come un altro. Tinto di arancio in fondo. Il vento sparpaglia le cose senza senso. Capelli, emicranie, foglie dimenticate, colori, belle ragazze, fontane intirizzite dal freddo, una musica sottile che accompagna la vista delle case sotto ad un cielo che ha ospitato il sole e sa che può farlo ancora. Il cielo di una domenica da cartolina, di lunghe passeggiate come se il tempo avesse smesso di passare e fosse rimasto lì ad osservare. Cercare una meta al di là del Ponte George V, dietro ad alberi nudi e di bandiere stese a sventolare, in un tripudio di rumori a ricordare che anche se tutto corre lì sotto qui c’e` qualcuno che sa aspettare. E persone e volti e ancora strada, di tassisti con l’auricolare, di giacconi pesanti e di bistrots sempre troppo pieni. Di odori mescolati, di africa e di occidente. Arrivare a Chatelet e non sapere il proprio nome, ricordare flebile che la mente tutto può e non è ancora il tramonto, c’è ancora tanto da vivere. Torno a casa. Un po’ più sola e fredda, con le tasche vuote e le dita che stringono un trolley azzurro, confusa dalla fretta e dal rumore. In un cerchio immaginario, con il freddo fuori e il caldo dentro, con il passato recente negli occhi e la voglia di chiuderli per non perdere nulla. Come si fa con le scatole che conservano i nostri ricordi.

(E.)

Published in: on gennaio 18, 2010 at 3:22 pm  Comments (16)  
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BBQ

Welcome. To the pleasuredome, cantavano i Frankie oltre venti anni fa. Benvenuti dove friggiamo tutto, il mondo, i sogni, il nostro orgoglio, la nostra faccia. Bruciamo sull’altare sacrificale di fronte al vialetto del nostro scontento le salsicce della nostra identità. Scontenti o in attesa, di fretta o ipnotizzati. Tappetino di fronte casa, la soglia della nostra marcia. La fine ultima del nostro sbattere i piedi sul terreno, senza sapere a volte il motivo per cui lo facciamo. Se bruciassimo davvero. Se lasciassimo gli ultimi cerini per accendere ciò che non abbiamo avuto il coraggio di lasciare scivolare nella nostra giornata. E invece camminiamo in una strada lunga e ventosa, piena di buche e di cappelli di lana calati sugli occhi, a cercare di dormire anche nei pochi minuti in cui dura la corsa. La corsa al barbecue. E camminando con gli occhi lucidi di freddo mimiamo nell’aria la batteria, canticchiando come per liberarci. Che il tempo brucia, baby, brucia e consuma l’aria.

(E.)

Published in: on gennaio 15, 2010 at 9:30 am  Comments (4)  
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Ordinary people

caracol - snail - photo by pedro pacheco

Propositi di inizi che tardano ad arrivare, trascinati su strade che non vogliamo più percorrere, ci piacerebbe prenderne una diversa una volta e vedere dove ti porta. Accontentarsi. Che pare un miracolo quasi, che significa che già qualcosa si ha e allora non si può chiedere oltre. Decadenza intellettuale. Decadenza. Come prescrizione, come perdita, come allontamento. Gli uomini invecchiano, si deteriorano, terminano. E quindi basterebbe riuscire a distinguere l’essenziale dal superfluo per smettere di perdere tempo con inutilità e prendere tutto il tempo che abbiamo e farne qualcosa di buono. Che il tempo non lo acciuffo nemmeno se corro da forsennata. Che se tutte le mattine trovo lo stesso sguardo allo specchio forse dovrei far qualcosa per cambiarlo. Cambiare punto di vista, liberare qualche scaffale, fare una cernita dei vestiti e tuffare tutto come un biscotto da thè nel tempo che rimane. Fare spazio per il tempo che rimane. E camminare apparentemente come gente ordinaria senza il tempo che soffia intorno.

(E.)