Gelatina

foto di pangbun

Avvolgente collosa tremante.
Un’oncia del tuo amore, per lasciare questi piedi incatenati e mollare la molla pedana che mi trattiene.
Nel molle risveglio di una notte di lampi, nel respiro profondo del ritorno e della partenza. Molli anch’essi.
Nel tradito e vituperato sonno, scambiato a carte con un tiepido risveglio di raggi di sole bugiardi e di pozzanghere d’acqua di riflessi dorati.
Il fante e il re. Il sonno e il suo sovrano. Il sogno di poche ore, quello strappato a morsi, restituito alla luce, confuso e abbacinato.
Nei giorni di gelatina tutto è possibile. Anche trovare in tasca una biglia e sentire le gambe doloranti per la troppa corsa della sera prima. Sentire ancora bimbi vocianti, dita appiccicose di gelato e un sorriso stampato sul volto.
Da fotografia.
Molle e trasparente. Lucida. Insapore.
Il giorno con il caffè sulle labbra riprende il timone.
(E.)

Published in: on luglio 31, 2008 at 9:19 am  Comments (13)  

Non c’è niente che mantenga ciò che promette

nella foto “gli amici invisibili” di hummyhummy

Le parole erano tutte lì, pronte per uscire, per essere sputate fuori, come da uno sparapalle.
E invece il cancello è rimasto chiuso.
Hai dovuto fare il giro, scavalcare, superare acri ed acri di terra bruciata dal sole, per raggiungere una porta che nessuno aveva promesso.
E, ironia del caso, quando una porta non è promessa, esiste.
Mentre quando cerchi un giorno col cielo azzurro, coi capelli spettinati, non lo trovi.
La dispensa. La veranda. La gatta sul balcone. La doccia troppo calda. Il lavello otturato. La brezza di sale. Il vento zuccherino su gote rigate. Le penne rigate. I mesi dell’anno. La scorta di dentifricio. Il pavimento ghiacciato. E con loro tutto il resto.
Niente che faccia il suo dovere. Niente che sia ciò che deve.
E quando il giorno ricomincia a scommettere, metti una fiche sulla luce.
Non sopporto chi promette. Vuol dire che sa che non potrà mantenere.
(E.)

Published in: on luglio 30, 2008 at 9:11 am  Comments (27)  

Gabbiano

un gabbiano di mia invenzione

Se ti sforzi puoi vedere le ali.
Puoi vedere che fendono l’aria mattutina e la mescolano a quella tiepida che sale verso le nuvole.
Se strizzi gli occhi anche una tenda può sembrare il cielo o un mare increspato dal vento e un bastone la libertà che stavi cercando.
(E.)

Published in: on luglio 29, 2008 at 9:15 am  Comments (20)  

Ferro e pietra

la foto è mia

Certi amori vanno circoscritti, alcuni abbisognano di punti luce in cui sfogare il loro ferro e la loro ruggine, altri sono punti di scolo e bianco.
E pietra su cui graffiarsi.
(E.)

Published in: on luglio 28, 2008 at 8:46 am  Comments (17)  

Sogno di una notte di mezza estate

ritratto di lunia – olio su tela – 1919 – modigliani

Dalla mia “camera safari”, con la zanzariera attorcigliata sulla ventola appesa al soffitto, il copriletto con colori africani e tanto legno e crema e aria fresca da sembrare una coppa gelato in una ciotola chic, posso osservare, attraverso lo specchio, alle mie spalle una tela che mi somiglia.
Esiste un negozio, o esisteva, in via del Governo Vecchio a Roma, dove potevi comprare con pochi soldi un bel quadro, una tela stampata coi colori originali del quadro che ti piaceva.
Ricevetti Lunia in regalo, da chi sapeva quanto l’amassi. Mi ha accompagnata in ogni casa che ho abitato da allora.
Lunia rappresenta il sogno, il collo del suo pittore, che pare abbia disegnato anche il mio, il discreto e il misterioso, gli occhi distanti e inafferrabili.
C’è una donna, una fra le più importanti della sua vita, pur non essendo un’amante.
Lunia Czechowska era un’amica molto delicata, non un’amante, si prese cura di lui e anche della sua bambina. Ci sono tanti quadri che la ritraggono, alcuni più allegri di questo, in cui lei appare col ventaglio, con colori sgargianti, di profilo, deliziosa, ma sempre eterea. Trascorrevano il tempo libero facendo lunghe passeggiate ai Jardin du Luxemburg e in giro per musei, le sue doti intellettuali la rendevano una gradevole interlocutrice, perfetta nel suo bel viso diafano sul lungo collo di cigno. L’ideale soggetto da scoprire, perchè questa bellezza non sgargiante rimane imprigionata poi nella sua intima e profonda tristezza, che i suoi occhi portano e dispensano.
Non fu mai un amore. Ma fu complicità, comprensione, affetto intimo, appartenenza.
E, frugando fra le lenzuola delle nostre vite, spesso queste cose mancano.
Ce le riprendiamo nelle speranze, nei sogni estivi dei nostri soffitti.
(E.)

Published in: on luglio 25, 2008 at 12:01 pm  Comments (13)  
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Stubborn

View From The 18th Floor – PJ Taylor

Le lotte impari entusiasmano. Il modo che possediamo per affrontarle rammenta la nostra finitezza e la nostra testardaggine a non volersi piegare ad esse.
Giocano a nascondino, ma ne percepisci l’eco, storpiata dal rumore fuori o da un sorriso onirico.
Sbiadite ma presenti, scrostate, come portate via da un muro antico.
Dipinte fresche come su una tela capovolta, che mostra i piedi in cima e la testa in alto.
Scappate da quella porta, che, usciti, è sparita.
Divano di cuscini svuotati.
Pare che tutte le lotte concernano parole.
Travisate o abortite. Fuggite o lasciate morte sul selciato.
E le parole più belle, quelle che prima di uscire fanno tremare, quelle che si vorrebbero fermare per non farle arrivare, per lasciare quei passi fra te e loro, sospesi. Quelle parole dicono di non volere rimanere. Passano di corsa.
Indossano un cappuccio e si beffano di te perchè non potrai riconoscerle.
Se le prendi si sciolgono. Come se il loro corpo sublimasse.
Testardo te che le vuoi. Rischi di rimanere in silenzio. E di camminare coi passi degli altri.
Ti porgo le mie. Se si fermano.
(E.)

Published in: on luglio 24, 2008 at 11:50 am  Comments (9)  

Per fare un tavolo

Pensare all’idea delle cose.
Alle cose nella loro essenza, nel loro nucleo.
A quando le cose si trasformano pur chiamandosi sempre nello stesso modo.
Col nome con cui le conosciamo seppur generico. Senza poter distinguere il nostro albero da quello di fronte.
Senza poter chiamare la nostra tazzina da caffè, quella con le stelline disegnate con il pennarello, in un modo diverso.
Le idee respirano. Attraversano le cose, le trasformano, le distruggono.
Le idee smettono di respirare quando leviamo loro l’aria in cui fluttuare e le lasciamo a morire. Quando puliamo la mente dalle cose che riteniamo futili, come il vento fa con le nuvole liberando il cielo, o lasciandoci credere che lo abbia fatto, facendoci pensare di aver fatto il proprio dovere.
(E.)

Published in: on luglio 23, 2008 at 9:43 am  Comments (23)  
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Ciano

Umore in bilico, non si sa dove cadrà. Potrebbe franare su un prato di calendule, che non so nemmeno se sono di stagione, o precipitare su uno spuntone di una roccia a strapiombo sul mare.
Potrebbe cigolare sotto una porta di un fienile in campagna o rotolare con i ciottoli di un sentiero in salita.
Portare con sé il senso di iodio, la corsa affannosa in bicicletta sui bordi di un lago che non vedi da venticinque anni, la grata di un cancello di un cortile magico, dove immaginavi vivessero le fate, il dondolio dell’onda fuori dal porto con le stelle accese, lì a guardare.
Quando l’umore si scioglie in un giorno che non vuole decollare, che rimane indeciso fra quello che avrebbe potuto essere e quello che non è di sicuro, rimane una pagina vuota e un senso di colore.
Un umore ciano, intorno ai 480 nanometri.
(E.)

Published in: on luglio 22, 2008 at 9:37 am  Comments (16)  

Agenda

sergio baghino e il suo senso di colore e di altezza

In ordine sparso, senza capo né coda, senza pretese di criterio o sequenze logiche di successioni necessarie, dandoci un taglio alle cose che debbono essere fatte in quel modo ed in nessun altro, perché che senso ha essere sempre coerenti se una volta, o un paio, o alcune volte, o la metà delle volte le cose si fanno un po’ come ci va di farle?
Il senso di un caso. Un caso messo a senso, senza senso preciso, ma con senso sensato.
Cose da fare. Tante. Voglia di fare. Quasi vicina al non senso. Quasi termicamente innumerabile.
E il termico c’entra poco. Ma fra le cose da fare e la volontà di farle nel mezzo si agita uno zero termico. In un luglio senza senso. Con alpinisti e scalatori, con mezzogiorno a zero gradi in una camminata con gli scarponi.
Odio la montagna.
Fra le cose da fare debbo ricordarmi di non metterci mai la montagna.
Piuttosto ci metto un deltaplano. Ché il monte Subasio aspetta solo che ci metta i piedi sopra.
Per staccarli subito da terra. E saltare di sotto.
(E.)

Published in: on luglio 21, 2008 at 9:43 am  Comments (21)  

Il resto di niente

Copertina di un libro satirico del vignettista francese Siné  che pubblica sul giornale “Charlie Hebdo” – Mercoledì il vignettista, dopo aver pubblicato la settimana scorsa una vignetta ritraente il figlio del Premier francese, nella quale si alludeva ad una sua presunta conversione alla religione ebraica, lasciando intendere che la cosa potesse essere sintomo di prestigio sociale acquisito, è stato censurato, accusato di antisemitismo e costretto a lasciare il giornale.

 

Venerdì di parole.
Le parole che non si esprimono, quelle che si scrivono, quelle di cui non ci si deve fidare.
Le parole satiriche, quelle che sono sassi, quelle che servono e quelle inutili.
Le parole di chi esagera e non si rende conto, le parole a sproposito, quelle dette per fare colpo.
Le parole di scusa, quelle di esaltazione, le parole che puzzano di propaganda, quelle che profumano di promesse mantenute e sembrano cirri rari in un cielo di cornacchie.
Le parole che parlano da sole, quelle che hanno bisogno dei sottotitoli, le parole scritte e quelle lanciate al vento.
Le parole che se non le dici ti penti e quelle che ti penti di aver detto.
Le parole di carta e quelle di piombo, le parole di luce e quelle di buio pesto, le parole colorate e quelle in bianco e nero come i sogni, le parole che bruciano come incendi estivi, dolose e incuranti, quelle che rinfrescano come piogge miracolose, dopo mesi di siccità.
Le parole che curano, quelle che ammalano.

Liberarsi dal contingente e fuggire dal resto. Non prenderlo.
Lasciare le monetine sul tavolo.
(E.)

Published in: on luglio 18, 2008 at 10:01 am  Comments (19)  
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