Human beatbox

Come quando si dimentica di essere stati qualcosa di diverso.
Ché diversi lo siamo tutti i giorni, anche se non ce ne accorgiamo.
Diversi da quello che vorremmo, da quello che potremmo, da quello che sappiamo essere.
Siamo racconti di noi stessi.
Ci raccontiamo di essere.
Mentre per il resto siamo quello che vedono.
Una immagine che si muove e che produce suoni.
Una specie di film.
E come uno schizzo a carboncino rilasciamo polvere.
Ci fermiamo a guardare dal finestrino con le dita nere appena sollevate dal foglio.
E fuori un sole malandrino e le impronte digitali sul panorama.
E il vento freddo sulle guance e il suono di una armonica immaginata.
(E.)

Published in: on novembre 26, 2008 at 11:09 am  Comments (20)  
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Pan, vin e zoca, lassa pur che’l fioca

ponti-rado

la foto è di giancarlo rado

Il veneto non ti accoglie, ma si fa prendere.
Ti bacia piano, sferzandoti le guance col vento più freddo della stagione.
Non teme il tuo giudizio, continua a scorrere nei suoi fiumi, a girare nei suoi mulini, a rimanere verde nei suoi prati e ad offrirti il suo vino per scaldarti.
E il ritorno è un tramonto da est ad ovest con le sue strisce accecanti ad indicare la strada verso casa.
Che nessuna dolcezza può essere comparata al sole che muore con i colori di cui tinge un cielo di novembre qualunque.
Giallo, poi arancio, poi rosa, poi violetto.
E poi le luci.
Sull’asfalto della serenissima.
(E.)

Published in: on novembre 24, 2008 at 10:00 am  Comments (10)  
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I am what I am

sotto il tempo i Fleetwood Mac

Niente da dichiarare. Come quando si passa dalla dogana.
Compro le sigarette se trovo aperto. Promesso.
Che in periodi come questi dire sì è un impegno. Come distinguere fra ciò che si è scelto e quello che ci è stato imposto.
Le tasse. Gli esattori.
E le vendite, i profitti.
Nulla c’è di davvero nostro.
Dobbiamo dividerlo e, se avanza, raccogliere.
Anni sabbatici. Che corrono senza frutti.
La corsa è la corsa. Per la corsa.
Tirati dalla giacchetta, come fosse l’ultima volta.
Baciami come se non dovessi farlo più.
(E.)

Published in: on novembre 21, 2008 at 10:30 am  Comments (11)  
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Tempo rovente

Immagine composita in luce visibile e ai raggi X degli ammassi galattici Abell 222 e Abell 223. La coppia di sistemi è connessa da un filamento avvolto da gas rovente; quest’ultimo è responsabile dell’emissione della radiazione X. L’immagine ottica è stata ottenuta attraverso la SuprimeCam del telescopio Subaru; la mappa a raggi X, che mostra la distribuzione del gas atomico diffuse in falsi colori dal giallo al rosso, è stata realizzata da XMM – Newton

Vite strappate come fogli di carta usati. Brandelli di cielo visti con la coda dell’occhio. Mani stanche e occupate come un treno di pendolari. Caldo artificiale di macchine che trasformano l’aria. Schermi che non danno sguardi ma frontiere lontane. Da immaginare e studiare come fossero manuali astrusi di dottrine sconosciute.
Il giorno si strappa. E rimane niente. Solo navette verso casa in cui si scrive. Che quasi pare un paradiso poter scrivere. E fuori è già buio e le luci sono fioche. Già cancellate da altro tempo che strappa e fugge. Che preme e fa male. Come una scottatura.
(E.)

Published in: on novembre 20, 2008 at 9:13 am  Comments (9)  
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Poveri

garrett-ryan-smith

la foto è di garrett ryan smith

Stendere la vita ad asciugare. Perché è l’unica che abbiamo e ogni tanto tocca lavarla, per non andare in giro con le patacche.
Preoccupati del futuro e scampati alla quarta settimana.
Poveri in canna. Senza ritorno, coi fondi bucati. Senza fondo di pozzi impazziti.
Una cloaca maxima. Di acqua piovana che è neve sciolta.
Di solitudini.
(E.)

Published in: on novembre 19, 2008 at 8:53 am  Comments (4)  

Oui, ça va merci

shoes

Se l’ape scomparisse, dicevano che dicesse Einstein, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.
Spiegazioni da rintracciare a parte, è incredibile pensare che se vivessimo in un mondo diverso che dipendesse dall’inseminazione dei fiori da parte delle api, un mondo pulito insomma, non artificiale, questa teoria sarebbe anche attendibile.
Pensare che stanno per abbattere esemplari di alci nel parco dello stelvio. Sono troppe.
Come se un giorno i cani insorgessero e decidessero che gli uomini sono un numero intollerabile per la loro sopravvivenza e decidessero di darci una scorciatina.
Il fuco, l’ape regina, la nostra società in cui ci sono vittime mandate a morire per la salvaguardia degli altri.
E poi si scopre che tutto, davvero tutto, è colpa dell’uomo. Dal surriscaldamento, che davvero mi pare il nuovo argomento di chiacchiere globali – in ascensore si parlava del tempo e delle stagioni, pare non sia cambiato niente, eppure a memoria d’uomo il tempo cambia e in padania ai tempi dei romani c’erano i ghiacciai – alle sofisticazioni – che i contadini che inventavano il mandarancio ci paiono i pionieri dei pomodori resistenti alle gelate.
E la verità è che non cuciniamo più, che le cose pronte sono quelle che ci risolvono la serata e che fanno contenti mariti e figli.
E la verità è che, come noi trasmettiamo i geni ai nostri figli, anche le piante lo fanno coi loro frutti, e le trasformazioni continuano all’infinito, in una sorta di centrifuga perenne, in cui le zanzare volano vive e vegete con 5 gradi fuori.
Passo le giornate a prendermi in giro. Cerco motivi intelligenti per pensare che in fondo vogliono dare la colpa agli uomini, ma non è tutta colpa loro.
Che domineddio già ci sentiamo, e sarebbe ora che iniziassimo a percepirci come granelli di sabbia.
E invece una mattina come queste in cui cammini nella nebbia col sole che la squarcia, è bello pensare che se non ci fossimo sarebbe bello lo stesso.
(E.)

Published in: on novembre 17, 2008 at 10:14 am  Comments (18)  
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Strani giorni

into-the-dephts

la foto e` di Gustavo G, se volete sotto trovate Battiato

Come duetti improbabili fioriamo sotto la pioggia cantando senza senso.
Ci contorciamo alla ricerca di un posto silenzioso che possa accoglierci senza fare nessuna domanda.
Ci ritroviamo nello stesso posto rumoroso di sempre, con aerei che restano fermi e i cieli comunque affollati. Affollati di cose non dette che restano sospese.
Affollati come mercati nei quali non possiamo più andare, perché non abbiamo tempo.
Bui come angoli di pioggia ai bordi dei marciapiedi.
(E.)

Published in: on novembre 13, 2008 at 4:42 pm  Comments (13)  
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God only knows

 

 sotto il keniano che corre i beach boys del sessantasei

Chi sta in alto dice :
pace e guerra sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.

La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.

La loro guerra uccide
quel che alla loro pace è sopravvissuto.
(Bertold Brecht)

Published in: on novembre 12, 2008 at 9:51 am  Comments (9)  
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Per combattere l’acne

Ci sono parentesi che si aprono, nel mezzo storie intere si snodano, camminano, respirano, dormono, vivono, muoiono.
La nostra esistenza è fatta di parentesi, la nostra esistenza è fra parentesi.
Si aprono comode e tonde come madri comprensive, o quadre rigide e prioritarie, come tasse in scadenza. O si disegnano eleganti come graffe abusate, quando anche un paio di virgole farebbero al caso e basterebbero a separare, a distinguere.
Eppure ci servono. Sono funzionali, utili, necessarie.
Portano ossigeno nel vuoto spinto delle nostre gallerie del vento solitarie.
Quando si pensa alla propria finitezza viene da aprire le finestre e lasciare entrare tutto quello che arriva.
Anche se di sotto, al portone, si incontrasse l’ultima parentesi. Anche quella toccherebbe aspettare di poterla chiudere.
Ciascuno di noi è nel frattempo la vita.

(E.)

P.S sotto la graffa una gran bella canzone, di Vasco Brondi.

Boa sorte

A volte solo la dolcezza può curare una ferita, nessuna ossigenazione, nessun cerotto.
Solo una matassa di dolcezza srotolata e buttata lì per chi possa prenderla.
Prendo un capo. Prendo questo timido sole che illumina le bellezze del mondo e il loro contrario.
Prendo i colori di queste foglie bagnate sull’asfalto, il colore dei loro riflessi sulle pozzanghere.
E prendo il sogno.
(E.)

Published in: on novembre 6, 2008 at 9:44 am  Comments (9)  
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