Vaccarella da mungere

la foto è di lilya corneli, che è un consiglio alternativo, sotto, dall’album terra di nessuno, un consiglio musicale e non solo

Non serve a niente che ne parli anch’io. Specie per via del fatto che spesso le parole contano davvero meno che niente.
Inutile affannarsi per dare un peso importante a radici, significati, desinenze, inflessioni, pronunce, lingue, di carne o di lettere.
Sono i danari ad avere la vera importanza.
Tutto il resto è un contorno, più o meno scotto, più o meno saporito.
Riscaldato o fatto al momento.
Il menu di oggi consiglia: non mangiate cose molli, nè biscotti, chè di questi tempi non si sa come son fatti, evitate i salatini che viene subito sete e ovviamente il latte, ma che ve lo dico a fare?
E se passa l’hostess, chiedete un succo d’arancia, che fa bene, che il caffè a bordo è sempre osceno.
Vi ringraziamo per aver volato con noi e buona permanenza.
(Ah, e le mani bene in vista!)
(E.)

Published in: on settembre 24, 2008 at 8:58 am  Comments (18)  
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Senti che bel rumore

Una risata avvolgente e vera.
Che viene dalle viscere, dallo stomaco risale come un abbraccio, come un soffio di vita forte e tagliente.
La tua risata di donna che riconosce il dolore e lo affronta con gli occhi fermi.
Con le labbra schiuse e le mani in movimento.
Quando arriva, la risata è calda, profonda, coinvolgente.
Fresca come il battere dell’onda, calda come legna che brucia.
E pensando a te che ridi, mentre tanti sorridono con le labbra ferme, con gli occhi uguali, penso a quanto la vita possa essere bella.
Pensando alla tua risata che riempie il silenzio di ogni stanza, anche a distanza, penso alla fortuna che tu possa ridere e a me che ti possa ascoltare.

(E.)

Published in: on febbraio 14, 2008 at 7:49 am  Comments (20)  
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Piovo

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Assomigliare a quello che respira intorno
Diventare luce, marciapiede, stelle, vento.
Assobire il fango delle strade e il silenzio delle notti.
Sentire la strada nelle vene, i semafori negli occhi.
Corse di parchi di nebbia, edicole chiuse di latta.
Sentire che inspira anche te, questo giorno.
Ed espira la tua pioggia.

(E.)

Published in: on febbraio 1, 2008 at 9:40 am  Comments (16)  
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Cura

Caldo abbraccio, lieve brezza.
Mari sconfinati e vallate di verde intenso.
Rocce aguzze su cui pungersi,
e morbido cotone su cui curarsi.
Tiepida acqua che lava,
e scrosciante pioggia di lacrime.

Amore, dolore, caldo, freddo.

Nel sogno curarsi e rinascere
per tornare a correre.
Nel sogno immergersi
per riaffiorare sereni nella veglia,
anche in quella più difficile.

Senza lo stupore per la vita
e per i suoi esseri,
nulla di tutto questo
avrebbe senso.
Nemmeno questo amore
ci porterebbe lontano.

(E.)

per la musica : qui
Published in: on gennaio 14, 2008 at 9:48 pm  Comments (18)  
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La pioggia prima che cada

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Sottile e grigia pioggia bagna e copre di ovatta i dintorni.
Penso al fatto che è venerdì e che ho i piedi freddi sotto la scrivania.
Sento altre dita correre su una tastiera, chi si credeva spiritoso ha iniziato a contare in francese. Fino a sette però, chissà perchè.
Il mio sguardo si ferma su alcune palline rosse, rimaste ancora a penzolare, noncuranti che le feste sono ormai cremate.
Mi chiedo il perchè mi sia venuto cremate, forse perchè lo trovo definitivo.
La mia sciarpa rossa mi saluta da lontano, sull’appendiabiti spicca sotto questa luce al neon e questo rumore persistente che non so cosa sia.
Domani mi aspetta un aereo per parigi. Un giorno e mezzo: odio le mezze giornate.
Sto leggendo un libro, ma a gocce.
Gli orologi segnano che a new york sono poco più delle quattro del mattino e a mosca oltre mezzogiorno.
Qui il cielo è bianco sporco e lo pulirei senz’altro se non soffrissi di vertigini.
Leggerò sull’aereo, spero di non sentire altro.
un freddo più pungente
accordi secchi e tesi
segnalano il tuo ingresso
nella mia memoria
consumami distruggimi
è un pò che non mi annoio
aspetto un’emozione
sempre più indefinibile

La sciarpa rossa resta lì, cartine appese ai muri ricordano paesi dove non andremo mai.
Il mondo non aspetta ma dorme. Da qualche parte dorme anche lui.
E venerdì di solito dico che sono innamorata.
Quando fa freddo lo dico di più.
teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
se tu ti proponessi di recitare te

(E.)

Published in: on gennaio 11, 2008 at 10:46 am  Comments (16)  
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A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima

– la foto è di Lilya Corneli 

È Neruda che parla nel titolo. Neruda che sente quello che sento io da giorni. Parla di terra buia e nera. E di stelle lontane che fanno da ghirlanda ad un mare che gorgoglia mentre ogni giorno rincorre l’altro, senza sosta, muto.
La corsa è verso l’ignoto, gonfia e fredda. Livida. La notte assomiglia al giorno, con l’unica differenza che la notte canta, con la sua voce più lieve e fa cantare con sè ogni cosa, persino i pini abbandonati al vento. E tutto sembra umano, mentre ciò che umano dovrebbe essere ha perso la sua umanità sia nel buio che nel sole. E quegli alberi sbattuti dal vento cantano i nomi della gente, cantano i loro dolori e la loro vita, il brio e la tormenta. E mi sento parte di quel canto inanimato, prendendo le sembianze delle cose, spogliandomi delle mie. Un canto che parla di stelle che guardano e indicano luoghi dove andare e non dove rimanere. Che rimanere non serve, è solo stato in luogo. E nessun luogo ci appartiene.
(E.)

Published in: on gennaio 8, 2008 at 10:09 am  Comments (18)  
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